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SOCRATE E LA TELEVISIONE

Il pensiero del filosofo ateniese Socrate è ancora oggi tra i più influenti. Il suo metodo filosofico, la “maieutica”, è alla base non solo dell’indagine filosofica, ma costituisce un prezioso antecedente dell’indagine psicologica e psicoanalitica. Non a caso, secondo Jacques Lacan, Socrate sarebbe stato il “primo psicoanalista”.

 

In che modo la filosofia di Socrate è giunta fino a noi? Abbiamo a disposizione alcune testimonianze di coloro che, nell’Atene antica, lo hanno conosciuto. Esistono poi i testi dei suoi seguaci, come Senofonte. È stato il suo allievo più noto, Platone, a tramandare in modo più vivido e articolato l’eredità filosofica di Socrate.

 

In quale forma? Molte delle opere di Platone vedono Socrate prendere parte a dei “dialoghi” filosofici con amici, allievi o conoscenti del tempo sui più disparati temi: il Bene, la virtù, la verità, la giustizia…

 

Questi dialoghi costituiscono il pilastro sul quale è stata poi edificata la successiva filosofia occidentale; possiamo dire che il valore della figura di Socrate è tale da non poter prescindere dal suo studio per avvicinarci allo studio della filosofia.

 

Socrate è il maestro di Platone, a sua volta per oltre vent’anni maestro di Aristotele, in una concatenazione decisiva per la nostra Civiltà.

 

I temi che Socrate tocca nella sua indagine hanno una portata universale e sono ancora oggi attuali; prendiamo ad esempio il tema della decadenza della civiltà e dei costumi dei giovani: l’idea che i giovani fossero indegni, dal punto di vista morale, delle generazioni precedenti e che i costumi andassero corrompendosi era al centro del dibattito pubblico nella città di Atene. Lo stesso Socrate sarà processato per l’accusa di “corrompere i giovani”.

 

Come? I nemici di Socrate lo accusavano di insegnare ai giovani il disprezzo per le tradizioni, per i costumi, le leggi della città e per gli dèi. Sulla base di queste accuse, alla fine Socrate verrà condannato a morte.

 

Il filosofo e scrittore Luciano De Crescenzo, in modo sorprendente, ha saputo trasmettere l’universalità, senza distinzioni di spazio e di tempo, delle questioni sollevate da Socrate, ricreando un ideale e surreale dialogo:

 

SOCRATE – Riposiamoci sotto questo cedro e poniamoci il problema se gli uomini con il passare del tempo diventano migliori o peggiori dei loro padri.

CRITONE – Non vorrei essere giudicato un pessimista… ma ho paura che le nuove generazioni non abbiano quelle qualità che di solito vengono attribuite alle persone di buon senso, e che comunque sono indispensabili al filosofo.

SOCRATE – Mio buon Critone, hai qualche esempio da portare in difesa di questa tesi?

CRITONE – Purtroppo me lo trovo in casa: parlo di mio figlio Trasibulo… Invece di dedicarsi alle buone letture, dorme per buona parte della giornata e trascorre notti insonni in un sotterraneo di Atene chiamato “Dioniso Night”.

SOCRATE – E tu, Critone, da ragazzo leggevi e studiavi tutto il giorno? Questo è il vero problema: il confrontare le qualità e i difetti delle nuove generazioni con quelle di noi anziani alla loro età…

CRITONE – Temo che la risposta sarebbe negativa. Anche noi trascorrevamo le notti per strada… ma grazie agli Dèi parlavamo tra di noi, ed è stato appunto questo continuo parlare e questo discutere a formarci l’animo e la mente… Oggi il volume della musica è troppo alto e non permette alcun tipo di comunicazione…

SOCRATE – Concedimi, o Critone, di dubitare. Anche Temistocle, e prima di lui Senofane, e prima di lui Esiodo, e prima di lui Omero, si lamentavano dei giovani. A sentire costoro, ogni generazione sarebbe stata peggiore della precedente… Io temo invece che, ogni qual volta si torna con la mente ai tempi della giovinezza, un dèmone bonario, nascosto nella nostra memoria, cancelli con un sol colpo di spugna il Brutto per lasciar filtrare solo il Bello…

CRITONE – Dimmi ora, caro Simmia, in Beozia sono migliori i giovani o i loro padri?

SIMMIA – Non saprei dirti, mio buon Critone: gli uni e gli altri non godono della mia stima. A Tebe altro non vedo che uomini e donne seduti a guardare in silenzio la televisione. Siamo arrivati al punto che in tutta la Grecia dire “beoti” o “telespettatori” è la stessa cosa…

SOCRATE – Consolati, Simmia: ad Atene la maggior parte delle persone adulte si rinchiude in casa a guardare la televisione… A volte gli ateniesi accendono la Tv anche quando non desiderano vederla…

CRITONE – Io credo che tu, Socrate, parli con tanto astio della televisione perché a causa di essa hai dovuto litigare con Santippe. Mi ha detto Crizia che la scorsa settimana la povera donna stava guardando una telenovela di Aristofane, quando tu, in uno scatto d’ira, le hai fracassato il televisore lanciandogli contro un sasso…

 

Socrate televisione

Il vero tesoro dell’eredità socratica, accessibile in ogni luogo e in ogni tempo, è nel “metodo”: l’indagare le certezze, cercando di scoprire cosa si nasconde dietro alle convinzioni date per assodate e per sicure.

 

Allo stesso modo, lo psicoanalista indaga cosa, dietro al racconto dell’Io e al sapere cosciente dell’individuo, rimane “inconscio”, cioè allo stato di un “sapere non saputo”, di una “ragione altra”, inascoltata.

 

Per approfondire:

-Luciano De Crescenzo – “Socrate”;

-Plutarco – “Il demone Socrate”;

-Giovanni Reale – “Socrate. Alla scoperta della sapienza umana”.

 

Socrate è stata una figura decisiva del pensiero. Vissuto oramai 2500 anni fa, la sua figura appare ancora oggi vivida e frizzante, capace di scuotere, indignare e calarsi in ogni tempo; perché il “daimon” socratico non è un’esperienza del solo filosofo ateniese: ma il demone del desiderio e della ricerca costituisce una metafora che descrive efficacemente il rapporto, vitale e mai ordinario, tra l’individuo e la propria interiorità.

 

Quella di Socrate è quindi una preziosa testimonianza di un “saperci fare” con il proprio desiderio, al costo di sottrarsi ad ogni omologazione, mostrando la radicale differenza, quella che Lacan chiamava “assoluta”, che abita il fondamento di ogni individuo.

 

 

 

 
 
 

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