CARL ROGERS
- riccigianfranco199
- 5 giorni fa
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“Il curioso paradosso è che quando mi accetto per come sono, allora posso cambiare”.
Carl Ransom Rogers è nato l'8 gennaio 1902 ed è scomparso il 4 febbraio del 1987. È stato uno dei padri della psicoterapia moderna; il suo approccio, carismatico e vivace, è chiamato “terapia centrata sul cliente”: si tratta di un approccio non direttivo, basato sugli assunti della psicologia umanistica.
Per Rogers, al centro dell’esperienza umana si trova il bisogno innato di conoscere e di auto-realizzarsi nel mondo. Il libro che lo ha reso noto nel mondo è “Counseling e Psicoterapia”, pubblicato nel 1942, seguito da “La terapia centrata sul cliente” del 1951.
Dal punto di vista di Rogers, è necessario focalizzarsi sulle “risorse” di cui un individuo dispone per stimolare il processo di autodeterminazione e realizzazione di sé. Rogers rifiutò di utilizzare il termine “paziente”, per evitare l’associazione automatica con il concetto di “malattia”; al suo posto, scelse di chiamare “cliente” chi si rivolgeva a lui, in modo tale da stabilire una modalità di rapporto meno asimmetrica.

Afferma Rogers:
“Un approccio centrato sulla persona è basato sulla premessa che l’essere umano sia un organismo fondamentalmente degno di fiducia, capace di valutare la situazione interna ed esterna, di comprendere sé stesso nei propri contenuti, di fare scelte essenziali riguardo ai successivi passi nella vita e di agire in base a queste scelte”
Nel lavoro clinico, Rogers rifiuta l’idea dell’esistenza di una vera e propria malattia mentale intesa come “entità statica”, assoluta e immutabile, preferendo il concetto di “crisi”, di “inibizione” e di “conflitto”. Nella sua prospettiva, la psicoterapia ha lo scopo di mobilitare le risorse necessarie per favorire lo spontaneo e ciclico processo di autoregolazione della psiche. Per Rogers, il cliente arrivava a soffrire di uno stato di “incongruenza”, frutto di un conflitto interiore sul versante del bisogno di autenticità.
La ricerca dell’’autenticità e della piena consapevolezza diventa il cuore vivo della terapia per come Carl Rogers la immagina.
Rogers aveva una grande fiducia nella razionalità umana e rifiutava il concetto di “pulsione” introdotto da Freud: al cosiddetto “pessimismo freudiano” sulla condizione umana, Rogers preferiva alimentare un grande ottimismo verso la possibilità di guarigione e di crescita dell’individuo.
Secondo Rogers, la fiducia può essere definita come “un sentimento di sicurezza che deriva dal confidare in qualcuno in qualcosa”; la fiducia avrebbe quindi sempre un’anima relazionale, perché, continua Rogers, “la relazione di fiducia risulta sempre reciproca”.
Il terapeuta è quindi un “facilitatore”, colui che non impone un protocollo o un sapere bensì offre l’esperienza di un incontro finalmente autentico e per questo trasformativo.
I tre pilastri sui quali Rogers fonda il proprio modello sono la “non-direttività”, l’“empatia” e l’“accettazione”: il terapeuta rogersiano infatti non si colloca in una posizione apertamente asimmetrica, favorendo invece l’istaurarsi di un processo motivazionale di mobilitazione delle risorse del “cliente”; il terapeuta è altresì invitato ad esplorare la costruzione che il cliente elabora di sé e del mondo, così da poterlo pienamente capire; infine, l’accettazione incondizionata di pensieri ed azioni costituisce un elemento imprescindibile e preliminare al possibile cambiamento.
Rogers divenne assai celebre in vita, grazie al suo carisma, al suo lavoro con gli adolescenti in crisi e al suo lavoro di conferenziere.
Per approfondire:
-Carl Rogers – “Counseling e Psicoterapia”;
-Carl Rogers – “La terapia centrata sul cliente”;
-Carl Rogers – “Da persona a persona. Il problema di essere umani”.
Afferma Rogers:
“Chiunque lavori nel campo delle relazioni umane e cerchi di capirne le leggi fondamentali è impegnato nell’impresa più cruciale del mondo di oggi. Se cerchiamo, in piena coscienza, di comprendere i compiti che, come dirigenti, insegnanti, assistenti sociali, pedagogisti, psicoterapeuti dobbiamo svolgere, lavoriamo al problema che determinerà il futuro di questo pianeta”
La prospettiva rogersiana unisce ottimismo, fiducia nelle capacità umane e profondo senso di responsabilità.
La grande fiducia di Rogers nel potere dell’ascolto nasce dalla sua esperienza clinica con la marginalità e il degrado sociale come elementi di inibizione delle potenzialità umane.
Sostiene Rogers:
“è sbalorditivo come certe cose che sembrano insolubili diventano risolvibili se qualcuno ci ascolta”.



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