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LE COSTRUZIONI DI FREUD E LACAN

 Sigmund Freud ha ideato la psicoanalisi come strumento terapeutico, di esplorazione e di conoscenza. Tra gli strumenti a disposizione dello psicoanalista, abbiamo l’interpretazione e la costruzione.

 

L’interpretazione ha lo scopo di svelare il “mistero metaforico” nascosto in una traccia della vita psichica del soggetto. Lo psicoanalista così svela la connessione inconscia tra un elemento presente nella vita del paziente, reso vivo e vitale nel transfert, e un aspetto del suo passato “ancora presente”, sotto mentite spoglie.

 

La costruzione invece non si concentra su un singolo elemento; per recuperare una metafora archeologica, campo tanto caro a Freud, con la costruzione non è in gioco solo la scoperta di un manufatto, ma si tratta di ricostruire il funzionamento di un’intera civiltà scomparsa.

 

L’analista, novello archeologo, offre al paziente nella costruzione una sorta di “interpretazione di ordine superiore”, capace di mettere in luce la logica del sintomo e della sua sofferenza.

 

Una buona costruzione non si deve alla sua capacità di essere “precisamente accurata”; abbiamo una buona costruzione quando il paziente manifesta, con l’emergere di materiale inconscio e con effetti nella sua vita, l’accordo suscitato da questa narrazione inedita di sé offerta dallo psicoanalista.

 

Abbiamo un esempio di costruzione offerta da Freud stesso:

“Fino all’anno n della sua vita, Lei si considerava l’unico e incontrastato possessore di Sua madre; poi arrivò un secondo bambino e con lui una grave disillusione. Lei fu abbandonato per un periodo da Sua madre, che anche in seguito non si dedicò mai più esclusivamente a Lei. I Suoi sentimenti nei confronti di Sua madre divennero ambivalenti e Suo padre acquistò per Lei un nuovo significato…”

 

costruzioni Freud Lacan

L’obiettivo di Freud, come osserva lo psicoanalista Massimo Recalcati, è raccogliere in una sintesi la “totalità” storica, non fattuale, della vita inconscia del paziente.

 

Per Lacan si tratta di ribaltare l’onore della costruzione: è il paziente, elevato a rango di “analizzante” e non solo passivo “analizzato”, a dover lavorare nel ricostruire la logica inconscia della propria vita, condensata nel “fantasma inconscio”.

 

Lacan enfatizza la dimensione “logica”, a scapito di quella “storica”: al centro della costruzione lacaniana abbiamo il rapporto tra corpo, Altro e pulsione nella vita dell’analizzante. La costruzione punta quindi all’emergere di una verità nell’esperienza attuale del transfert.

 

Lacan insiste nel definire il fantasma “la logica di una vita”: l’esperienza della costruzione del caso clinico produce solitamente un effetto di “buco” nella teoria, perché ogni esistenza rappresenta un unicum rispetto ad ogni altro caso.

 

Si tratta di far emergere come, nella variabilità di nomi, luoghi, eventi e dinamiche, vi sia un “filo rosso”, che fonda la ripetizione inconscia che condiziona la vita dell’analizzante. E questo filo rosso emerge con chiarezza sotto transfert, nel corso della cura, partire dagli atti dell’analista e dalle sue interpretazioni.

 

Per approfondire:

-Sigmund Freud – “Costruzioni nell’analisi”;

-Jacques Lacan – “Kant con Sade”;

-Massimo Recalcati – “Il colloquio clinico”.


Per le ragioni che abbiamo avuto modo di esplorare, tanto nel lavoro di Freud quanto in quello di Lacan, le costruzioni in analisi mantengono un ruolo centrale nella conduzione della cura.

 

La costruzione, così come l’interpretazione, non appartiene al campo della mera epistemologia: non si tratta di limitare l’esperienza dell’analisi all’archeologia biografica di un soggetto; in gioco, nell’esperienza del transfert, abbiamo l’emergere della logica e l’atto dell’analista che su di essa interviene.

 

Per questo, in analisi è in gioco soprattutto una dimensione etica: l’etica dell’atto dell’analista e della sua assunzione, nel rapporto con l’inconscio, da parte del paziente.

 
 
 

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