RENÉ SPITZ
- riccigianfranco199
- 4 giorni fa
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René Spitz è stato un pioniere nello studio dell’infanzia e dell’interazione tra madre e bambino alla luce della psicoanalisi.
Costretto a fuggire dalla Vienna occupata dai tedeschi, Spitz divenne famoso per i suoi studi sui bambini deprivati e abbandonati, orfani in Inghilterra durante la seconda guerra mondiale.
Già nei sL'esperienza dello psicoanalista René Spitz ci mostra con chiarezza quanto l'umauoi primi anni da psicoanalista, Spitz si era concentrato sullo studio dello sviluppo psichico infantile; egli aveva ipotizzato l’esistenza di alcuni stadi: uno “stadio progettuale”, corrispondente al “narcisismo primario” freudiano; uno “stadio dell’oggetto precursore”, durante il quale il bambino entra genericamente in contatto con l’altro; infine lo sviluppo della “relazione privilegiata”, fase nella quale il bambino stabilisce una relazione speciale con il Caregiver.
Durante la guerra, Spitz diede il suo contributo di medico e psicoanalista nelle città inglesi sottoposte a bombardamento. In quegli anni terribili, sotto continui attacchi, gli orfanotrofi si riempiono di bambini rimasti privi delle cure genitoriali.
In questo contesto drammatico, Spitz e ebbe modo di osservare le dinamiche della deprivazione di cure, sviluppando una vera e propria teoria della “depressione anaclitica infantile”.
Le infermiere degli orfanotrofi, schiacciate dall’l’impossibilità di prendersi cura in modo materno di tutti i bambini, erano costrette a limitarsi alla mera cura fisica; questo aveva dei profondi effetti sui neonati che, dopo una fase di iniziale pianto e disperazione, divenivano sempre più silenziosi e cominciavano a perdere peso. Col tempo, i bambini deprivati cominciavano a rifiutare il contatto fisico, ad essere insonni e privi di ogni espressività. Lo stadio finale di questa progressiva depressione era la cessazione totale del pianto e lo stato di letargia.

L’unico modo per sottrarre i neonati da questa spirale drammatica era offrire loro cure amorevoli e continue, in modo tale da superare il trauma dell’abbandono.
L’esperienza drammatica di Spitz ci mostra come “non di solo pane vivrà l’uomo”: le osservazioni dello psicoanalista mostrano con chiarezza come l’essere umano non si alimenta solo di cibo e di acqua, bensì innanzitutto di cure.
Questo è evidente per l’enorme aumento dell’mortalità nei bambini deprivati di cure materne, continuative ed amorevoli. Laddove invece i bambini tornavano a ricevere cura adeguate dal punto di vista emotivo e relazionale, il peso tornava normale e la mortalità si riduceva in modo significativo.
L’ingrediente necessario ad umanizzare la vita, a sostenere la vita umana, è quindi la relazione, vero e proprio nutrimento psichico del soggetto.
Per approfondire:
René Spitz – “Il primo anno di vita”;
René Spitz – “Il Sì e il no”;
Serge Lebovici – “Il neonato, la madre e lo psicoanalista”.
L’esperienza di Spitz mostra con chiarezza quanto nella vita psichica dell’uomo vi siano due forme complementari di soddisfazione da raggiungere in eguale misura: dalla parte abbiamo le esigenze del corpo, in termini di bisogno come la fame e la sete; dall’altra abbiamo le esigenze psichiche di alimentazione emotiva, relazionale e di desiderio.
Senza la contemporanea soddisfazione di entrambe le prospettive, ciò che viene meno è la possibilità stessa di umanizzare la vita.se non viene alimentata la dimensione fisica del bisogno, la vita del corpo viene meno; se invece viene trascurata la dimensione emotiva, viene meno lo sviluppo psichico ed emotivo dell’individuo.
Solo la contemporanea soddisfazione di queste due esigenze imprescindibili permette il pieno sviluppo della personalità.



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