L'HOMUNCULUS DEL DOTTOR PENFIELD
- riccigianfranco199
- 26 gen
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Il 26 gennaio 1891, nasceva, a Spokane, Wilder Graves Penfield, neurologo canadese, padre dello studio dell’“homunculus” motorio e sensitivo.
Applicando la tecnica della “stereotassi”, cioè la stimolazione di specifiche aree selettive del tessuto nervoso del cervello tramite aghi ed elettrodi, Penfield scoprì che il cervello non rappresentava il corpo e i movimenti non in base alla mera dimensione fisica, bensì in base ad una mappa funzionale, chiamata “homunculus”.
Come vediamo nell’immagine, l’humunculus presenta delle caratteristiche profondamente distorte rispetto alle effettive dimensioni del corpo umano: certe aree, come le mani e le labbra, sono enormemente sovrarappresentate; altre, come le ginocchia e i gomiti sono invece molto sottorappresentate.
Da una parte, questa sovra rappresentazione dipende dalla concentrazione di recettori presenti nei diversi distretti corporei; dall’altra è l’utilizzo del corpo e delle sue parti che determina la dimensione della rappresentazione funzionale.

Ad esempio, un musicista che utilizza molto le proprie mani avrà da rappresentazione delle dita ulteriormente sovradimensionata; colui che invece, come un calciatore, utilizza molto i piedi, vedrà le mani probabilmente normo dimensionate e i piedi sovradimensionati.
Già Freud aveva intuito, con il concetto di “migrazione della pulsione” e di “zone erogene”, studiando i bambini e le dinamiche dell’isteria, come nel corpo vi fossero delle aree dotate di una particolare sensibilità, con alterazioni funzionali inspiegabili con la sola risposta biologica.
Il padre della psicoanalisi aveva colto come la natura erogena di una certa area del corpo non fosse un fenomeno determinato dalla genetica bensì dalle esperienze di vita del soggetto: la concentrazione della pulsione nella zona orale, nella zona anale in quella fallica rifletteva infatti i conflitti che il soggetto aveva attraversato nel corso dell’educazione e nel rapporto con le istanze della Civiltà.
La rappresentazione corticale del corpo umano riflette l’uso che l’uomo fa del proprio corpo, dal punto di vista tanto sensoriale, quanto motorio.
Un esempio drammatico di questa discontinuità tra rappresentazione e realtà fisica è il fenomeno del cosiddetto arto fantasma, percepito anche quando fisicamente assente spesso con effetti drammatici in termini di percezione di dolore.
Nel corso della sua lunga carriera, Penfeld studiò anche i fenomeni della coscienza, ipotizzando un ruolo centrale delle aree sottocorticali in una teoria complessiva descritta come “un ponte concettuale tra il cervello e la mente attraverso cui l’uomo non potrà mai passare”.
Per approfondire:
-Rizzolati e Sinigaglia – “so quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio”;
- Wilder Penfield – “No Man Alone. A Neurosurgeon's life”;
-Wilder Penfield – “Il mistero della mente”.



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