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SIGMUND FREUD E LA “GRADIVA”

  • 16 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

“Sogno e delirio provengono dalla stessa fonte, dal rimosso; il sogno è per cosi dire il delirio fisiologico dell'uomo normale”

Sigmund Freud

 

Nel 1906, un giovane Carl Gustav Jung segnala a Freud il romanzo “Gradiva, una fantasia pompeiana”, di Wilhelm Jensen. L’opera offriva, secondo Jung, molti spunti per un’analisi psicoanalitica.

 

Questo romanzo era perfetto per catturare l’attenzione di Freud: il protagonista, studioso di archeologia, cade preda di un delirio e fa esperienza di sogni enigmatici; si innamora perdutamente di un’opera d’arte per un suo dettaglio, l’elegante camminata di una giovane ritratta su un bassorilievo; moti inconsci mascherati lo conducono fino a Pompei. L’interpretazione del suo delirio lo porterà a ricordare un amore dimenticato.

 

Freud in quegli anni cominciava ad applicare il metodo psicoanalitico anche alla letteratura. Lo studio della “Gradiva” sarà infatti la base per l’articolo “Il poeta e la fantasia” (1908).

 

In che modo l’inconscio influenza la produzione artistica? Nella creazione dei poeti e dei romanzieri è possibile cogliere le stesse dinamiche dell’inconscio e dei sintomi nevrotici?

Il romanzo di Jensen risponde a questi interrogativi perché il suo autore, precisa Freud, non ha realizzato la sua opera sotto l’influenza delle scoperte della psicoanalisi.

 

Freud Gradiva

L’opera permette quindi a Freud di mostrare come sogni e deliri abbiamo radici nei processi inconsci dell’individuo, in questo caso il protagonista del romanzo.

 

Prendiamo ad esempio uno dei sogni del protagonista, il Dottor Harold. Totalmente dedito al suo lavoro, aveva maturato un interesse per un bassorilievo: una prima impressione mai venuta meno lo aveva sconvolto, tanto da desiderare una copia personale dell’opera. Racconta Freud:

 

“Subito dopo ebbe un sogno terribilmente affannoso, che lo trasportò nell'antica Pompei nel giorno dell'eruzione del Vesuvio e che lo fece assistere alla distruzione della città: "Mentre egli si trovava cosi a lato del Foro, presso il Tempio di Giove, vide improvvisamente poco distante avanti a sé la Gradiva; fino allora non gli era venuto in mente che potesse trovarsi là; ora però fu per lui del tutto

naturale ch'essa fosse una pompeiana, che abitasse nella sua stessa città e - senza ch'egli lo sospettasse - proprio contemporaneamente a lui"…

L'angoscia per la sorte che su lei incombeva gli strappò un grido; al che la figura che procedeva imperturbata volse il capo verso di lui. Ma essa prosegui poi tranquilla il proprio cammino fino al portico del tempio, si sedette là su un gradino e abbassò lentamente il capo su quello, mentre il volto impallidiva sempre più come se si mutasse in marmo bianco. Quando egli giunse vicino a lei la trovò con un'espressione tranquilla come se dormisse distesa sull'ampio gradino, fino a che la pioggia di cenere non seppellì la sua figura.”

 

Una volta risvegliatosi, il giovane archeologo pianse, come se avesse davvero perso una donna amata.

 

In questo sogno Freud rintraccia i processi del lavoro onirico, che plasmano il contenuto onirico primario, incandescente e rimosso, in quello secondario, mascherato ed enigmatico.

 

Analizziamo il sogno!

Il protagonista vede la Gradiva in carne ed ossa: in effetti sarebbe la sostituzione di una giovane amata, chiamata Zoe (che in greco significa “vita”); la Gradiva sarebbe sua contemporanea (proprio come l’amata dimenticata!). Nel corso del sogno la Gradiva, davanti alla terribile eruzione, lentamente si trasforma in marmo, in opera d’arte.

 

Commenta Freud:

“Questa non è altro che una figurazione ingegnosa e poetica del reale svolgimento dei fatti. Harold aveva di fatto trasferito il suo interesse dalla persona vivente all'immagine di pietra: l'amata si era in lui trasformata in un bassorilievo marmoreo.”

 

Così l’eruzione è metafora del processo di rimozione, che tutto “nasconde” nell’inconscio così come l’eruzione ha preservato Pompei per millenni, nascosta sotto pietre, fango e cenere.

 

Cosa si nasconde dietro all’amore per la Gradiva?

 

Afferma Freud:

“I pensieri onirici latenti, destinati a rimanere inconsci, tentano di ritrasformare questa immagine

nella donna vivente; essi gli dicono, con un certo riferimento a quanto precede: tu ti interessi al bassorilievo della Gradiva soltanto perché esso ti ricorda la Zoe attuale che vive qui.”

 

È il passo, la camminata, l’elemento che collega l’amata e dimenticata Zoe con la Gradiva, simbolo metaforico del desiderio rimosso. “Gradiva” significa infatti “Colei che cammina”.

 

Il commento di Freud di quest’opera è serrato e attento a tutti i dettagli dei sogni e del delirio del protagonista (che vedrà l’amata Gradiva rediviva aggirarsi per Pompei). Freud ha posseduto una sua copia personale del bassorilievo della Gradiva, realizzato dopo la sua visita al Museo Chiaramonti.

 

Per approfondire:

-Sigmund Freud – “Gradiva. Il delirio e i sogni nella “gradiva” di Wilhelm Jensen”;

-Sigmund Freud – “Il poeta e la fantasia”;

-Wilhelm Jensen – “La Gradiva. Una fantasia pompeiana”.

 

Il bassorilievo della Gradiva è la sezione di un’opera più complessa che raffigura tre figure femminili danzanti. Altre copie dell’opera si trovano a Firenze e a Monaco.

 

Lo studio di questo romanzo è stato per Freud l’occasione per cogliere la continuità tra arte e processo psichico: in fondo, l’opera d’arte sarebbe una produzione dell’inconscio, così come i sogni, i sintomi e i lapsus.

 

Per questo, lo studio delle creazioni artistiche, come i romanzi ad esempio, o le composizioni poetiche, può essere accostato allo studio del vero e proprio caso clinico, per la presenza dei medesimi processi psichici in azione.

 

 

 

 

 

 

 
 
 

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