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SIGMUND FREUD E IL TEATRO DEL SOGNO

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Sigmund Freud ha cambiato per sempre il rapporto dell’uomo con i propri sogni. A lungo il sogno è stato considerato alla stregua di uno scarto, un prodotto irrazionale della mente, privo di valore o significato.

 

Analizzando i propri sogni e quelli dei suoi pazienti, Freud ha scoperto nel sogno “la Via Regia per accedere all’inconscio”.

 

Il padre della psicoanalisi ha individuato alcuni “assiomi” nel lavoro psicoanalitico con i sogni.

 

Scrive Freud:

“So per esperienza, alla quale non ho trovato eccezioni, che ogni sogno tratta del sognatore stesso. I sogni sono completamente egoistici. Ogni volta che il mio Io non appare nel contenuto del sogno, ma c'è solo qualche sconosciuto, posso ritenere con sicurezza che il mio lo si cela mediante identificazione dietro a questa persona; posso inserire il mio lo nel contesto.”

 

Sigmund Freud descrive quindi la scena del sogno alla stregua di un teatro, sulla cui scena tante diverse parti dell’Io del sognatore entrano in azione, ciascuna spinta da un moto diverso. Ciascuna componente dell’Io si maschera dietro ad un diverso “personaggio” del sogno.

 

Freud teatro sogno

Prosegue Freud:

“Altre volte, quando il mio lo appare nel sogno, la circostanza in cui appare può farmi capire che c'è qualche altra persona nascosta dietro di me per identificazione. In tal caso il sogno dovrebbe ammonirmi di trasferire su me stesso, durante l'interpretazione, l'elemento comune nascosto, che si riferisce a quella persona.”

 

Il sogno va quindi interpretato, perché è il risultato del lavoro di processi psichici inconsci che nascondono la “vera scena”, i moti di desiderio nascosti. Il lavoro analitico consiste in un processo di risalita, di riscoperta dell’inconscio (il contenuto latente) a partire dal conscio (il contenuto manifesto del sogno).

 

Il contenuto latente, considerato inaccettabile, viene mascherato tramite processi come la “condensazione” e lo “spostamento”.

 

 Conclude Freud:

“Ci sono dei sogni in cui il mio Io appare insieme ad altre persone, che, quando si risolve l'identificazione, risultano essere di nuovo il mio Io. Grazie a queste identificazioni dovrei quindi essere in grado di portare il mio Io a contatto con determinate idee la cui accettazione è stata proibita dalla censura. Quindi il mio Io può essere rappresentato in un sogno parecchie volte, ora direttamente, ora mediante la identificazione con persone estranee.”

 

Il sogno svolge la fondamentale funzione di tutelare il sonno. Senza la “scena del sogno”, il conflitto intrapsichico tra le diverse istanze giungerebbe troppo vicino alla coscienza, determinando il montare dell’angoscia fino al risveglio.

 

Per scongiurare questo rischio, il sogno offre una soddisfazione parziale, mascherata, deviata ai moti pulsionali e ai conflitti, lasciando al soggetto l’arduo compito di “decifrarlo”.

Secondo Freud esistono tre grandi tipologie di sogno;

 

“I sogni ricadono in tre categorie, a seconda del loro atteggiamento nei confronti dell'appagamento di desiderio.

 

La prima categoria è costituita da quei sogni che rappresentano apertamente un desiderio più rari tra gli adulti.

 

In secondo luogo ci sono i sogni che esprimono non rimosso: si tratta dei sogni di tipo infantile che diventano sempre un desiderio rimosso con un travestimento: questi indubbiamente costituiscono la stragrande maggioranza dei nostri sogni e possono essere compresi solo con l'analisi.

 

Infine ci sono i sogni che rappresentano un desiderio rimosso, senza mascherarlo o con una maschera insufficiente. Questi ultimi sogni sono sempre accomunati dall'angoscia, che li interrompe.

 

In tal caso l'angoscia sostituisce la deformazione onirica, e nei casi della seconda categoria l'angoscia si evita solo grazie al lavoro onirico. Non è difficile dimostrare che il contenuto rappresentativo che produce l'angoscia era una volta un desiderio, che poi è stato rimosso.”

 

Come possiamo vedere il grado di deformazione del contenuto latente riflette la minacciosità dei pensieri e dei desideri rimossi; data l’intricato lavoro di mascheramento compiuto dall’apparato psichico, Freud non ha avuto dubbi nel paragonare il sogno al “rebus”.

 

Fino a dove può spingersi l’interpretazione di un sogno? Freud aveva colto l’esistenza di un punto limite, chiamato l’“ombelico del sogno”, oltre il quale l’interpretazione trova una resistenza insuperabile.

 

Tutte le citazioni freudiane di questo articolo provengono da “L’interpretazione dei sogni” (1900).

 

Per approfondire:

- Sigmund Freud – “L’interpretazione dei sogni”;

- Giuseppe Civitarese – “Il sogno necessario”;

- Vittorio Lingiardi – “L’ombelico del sogno”.

 

Il sogno è sempre stato al centro di indagini ed interrogazioni: per gli antichi era un messaggio delle divinità; per altri l’anticipazione di un futuro vicino o lontano.

 

Nel corso di un’analisi, è possibile lavorare sui sogni solo a partire da due ingredienti decisivi: le associazioni del paziente e la credenza nell’inconscio. Se il paziente non ha maturato la consapevolezza dell’esistenza della propria mente inconscia, se non coglie la presenza di un discorso che lo supera, che gli sfugge e gli appare quindi enigmatico, non vi è possibilità di applicare il metodo analitico.

 

L’interpretazione dell’analista segue quindi una sorta di “pre – interpretazione” del paziente, che coglie nel proprio sogno un messaggio enigmatico, degno di essere sottoposto al lavoro analitico e all’ascolto dell’analista.

 

Solo con questi ingredienti è possibile seguire la Via Regia freudiana all’inconscio.

 
 
 
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