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ANDRÉ GREEN E LA “PSICOSI BIANCA”

  • 9 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

André Green è stato una delle figure più significative della psicoanalisi francese contemporanea. Nella sua pratica di psicoanalista e di teorico, affrontato le forme più moderne di psicopatologia.

 

Cosa si nasconde dietro alle forme più profonde di sofferenza? Green ha osservato nei suoi pazienti uno spegnimento della dimensione affettiva e della costruzione del senso.

 

Perché certi pazienti sembrano privi del senso della vita? Cosa cancella la spinta vitale del soggetto? L’ipotesi di Green affonda le radici nelle primissime relazioni del bambino.

 

Per questo ha formulato l’ipotesi della “psicosi bianca”. In cosa consiste? Green ha cercato di esplorare cosa si nasconde dietro a strutture psicotiche che non presentano i fenomeni attivi, più evidenti, della schizofrenia, come il delirio e l’allucinazione.

 

Per Green, in continuità con Freud e Bion, al centro della psicosi abbiamo il conflitto tra la pulsione e il pensiero. L’est di questo conflitto è solitamente la distruzione del pensiero, profondamente distorto dall’azione della pulsione.

 

Il soggetto sarebbe abitato da “pensieri primari corrotti” che cercano una nuova organizzazione attraverso il delirio.

 

Come sottolinea Green:

“mentre nella nevrosi sono i pensieri che vanno tradotti nel linguaggio del desiderio, nella psicosi è il desiderio che va iscritto nel linguaggio del pensiero affinché possano diventare dei pensieri di desiderio”.

 

Il soggetto psicotico non scatenato sarebbe abitato da una radicale sensazione di non esistenza, che cerca di compensare attraverso le proiezioni al fine di costruire senso per la propria esperienza.

 

Nella psicosi bianca, la macchina del senso si arresta con un effetto di “inerzia psichica” e di “cadaverizzazione” del soggetto.

 

Nella cura con questi pazienti, l’analista deve fare i conti con il troppo pieno della produzione delirante e con la spinta del paziente ad invitare l’analista a pensare per due. Per questo sarebbe fondamentale lavorare sul controtransfert, per gestire il surriscaldamento psichico nella cura.

 

André Green

Il confronto con la mortificazione dell’esistenza e la sua desertificazione spingono l’analista sulla direzione dello slegame, verso il rifiuto della destrutturazione psichica del paziente.

 

Green coglie un’oscillazione tra il troppo pieno e il nulla: da una parte le pulsioni creano legami attraverso i processi di condensazione e spostamento; dall’altra Les sarebbe il luogo dove si strutturano questi legami pulsionali.

 

Per questo il delirio sarebbe un sistema di relazioni che opera secondo il principio del piacere, mentre l’inerzia psichica e il ritiro sarebbero il prodotto, la conseguenza degli attacchi a tutte le forme di legame.

 

Green indica tre caratteristiche fondamentali della “psicosi bianca”:

La confusione della scena primaria edipica tra frammentazione e persecuzione, tra oggetto buono e oggetto cattivo, occupazione dello spazio psichico da parte di un oggetto intrusivo, tentativo di fare il vuoto e senso di inesistenza;

 

Scrive green:

“il soggetto si trova sequestrato dall’oggetto cattivo (e di conseguenza sequestra lui stesso l’oggetto che lo parassita). Questa influenza dell’oggetto cattivo negativi,, distrugge la sua immagine ideale che non può prendere forma.”

 

Il secondo parametro è l’impossibilità di avere uno spazio psichico proprio, insieme ad una sensazione permanente di intrusione.

Il terzo ha a che fare con la sensazione del paziente che il suo spazio psico sia costantemente sott’ attacco.

 

Tutto questo, secondo green, sarebbe legato ad una forma di allucinazione negativa di sé, effetto delle pulsioni distruttive che attaccano le funzioni di legame psichico. In questi pazienti il pensiero appare bloccato, paralizzato; l’attivata mentale appare bucata, incapace di memorizzare o di concentrarsi.

 

Per approfondire:

- André Green – “La follia privata”;

- André Green - “Istanze del negativo”;

- Maurizio Balsamo – “André Green”.

 

In questi casi, nella conduzione della cura il compito dell’analista è quello di rendere possibile uno spazio di simbolizzazione che contrasti il troppo pieno e il troppo vuoto del paziente. L’analista offre al paziente il modello di un processo di auto osservazione non invasivo, senza essere schiacciato dal vuoto o dal troppo pieno.

 

Compito dell’analista e contrastare la pseudo attività, la finzione che tende a strutturare lo pseudo legame. Come osserva Green la relazione con l’analista tende ad assumere i connotati del negativo, determinando cure nelle quali non accade sostanzialmente nulla. In questi casi il paziente avrebbe stimolato nell’analista una certa collusione narcisistica, nella quale entrambi concorrono nel mantenimento dello status quo.

 
 
 

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