LA “CONFESSIONE” DI CATTELAN
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Il rapporto dell’uomo con la parola oscilla da sempre tra due poli: verità e menzogna, parola pubblica e segreto.
La dimensione dell’interiorità si fonda proprio su questa divisione: la parola può rimanere fatto privato, un pensiero inconfessabile, intimo e nascosto. La parola infatti non è fatta di mera voce, bensì va intesa innanzitutto come “significante”, veicolo di significato.
Tuttavia l’interiorità non sarebbe una dimensione del tutto scissa dal mondo esterno; anzi, possiamo dire, facendo nostra la lezione di Freud, che è proprio nella buona connessione tra “mondo interno” e realtà esterna che troviamo uno dei pilastri della salute psichica.
Se il mondo esterno prevale sul mondo interno reprimendolo e inibendolo, il risultato è la nevrosi, ci dice Freud. Se invece il rapporto con il mondo esterno diviene insostenibile, al prezzo di dover creare una nuova realtà esterna da abitare (il delirio), siamo nel campo della psicosi.
La divisione tra mondo interno e realtà esterna è regolata da molti fattori; tra questi spiccano le difese psichiche e l’azione dell’istanza morale, descritta da Freud nei termini di “Super Io”.
Le difese operano una funzione di barriera e di elaborazione nelle due direzioni: da una parte influenzano la percezione del mondo esterno, alterandola; dall’altra agiscono sui vissuti emotivi e sui processi cognitivi, modificando il modo nel quale il soggetto entra in contatto con la realtà.
Le difese, nell’architettura psichica descritta da Freud, sarebbero la componente inconscia dell’Io.
Studiate in modo approfondito da Anna Freud, psicoanalista figlia di Sigmund, le difese psichiche si radunerebbero attorno a due polarità, a due difese “regine”: rimozione e scissione. Per questo, possiamo dire che da una parte abbiamo le difese basate sulla rimozione (come la razionalizzazione o l’intellettualizzazione) e le difese basata sulla scissione (più primitive, capaci di alterare profondamente la percezione della realtà).
La comunicazione tra mondo interno e realtà esterna sarebbe poi regolata dall’azione del Super-Io, l’istanza morale composta da “Io ideale”, narcisistico, e l’“ideale dell’Io”, al quale il soggetto è chiamato a realizzare.
Così, per l’azione combinata di difese, del Super-Io e delle istanze e regole culturali, molti dei pensieri, delle fantasie, dei desideri e dei vissuti vengono soffocati e repressi, perché conflittuali e considerati “inaccettabili”.
In modo concreto, questo spesso si traduce in “silenzio”, in inibizioni, in sintomi e nella produzione di sogni come “forme nascoste e parziali di appagamento dei desideri”, ci insegna Freud.
Cosa resta?
Prima dell’avvento della psicoanalisi, non erano molte i sentieri percorribili: l’auto-repressione, la rivolta oppure… la confessione!
La confessione per la Chiesa Cattolica è un vero e proprio sacramento: nel segreto del confessionale, il sacerdote raccoglie la confessione del fedele penitente; scopo della confessione è l’ammissione dei peccati, il riconoscimento delle fatiche nel lavoro impossibile di adesione integrale alle prescrizioni religiose. Al termine della confessione, il sacerdote raccoglie il pentimento del fedele, invitandolo alla preghiera riparativa e assolvendolo (laddove possibile…).
L’assoluzione dei peccati, elemento essenziale per accedere al paradiso, è stata una questione di centrale importanza: per ottenerla, i fedeli hanno seguito ogni via offerta dalla Chiesa; nei secoli si sono susseguiti Giubilei, organizzate crociate e guerre, celebrati anni santi, svolti pellegrinaggi…
Tutto questo per ottenere il perdono.
Lo psicoanalista raccoglie questa eredità, non per reprimere o “correggere”, quanto per “far emergere la differenza assoluta” che abita ogni soggetto. L’esperienza dell’analisi non è riducibile alla sola confessione, perché il paziente non si limita a condividere la propria interiorità, a svelare il proprio peggio, per essere perdonato.
In analisi il paziente è chiamato ad un “corpo a corpo” con l’inconscio, per ritrovare il filo perduto della propria vita.
Anche nella cultura pop moderna, la confessione ha mantenuto il suo fascino, frutto della suggestiva mescolanza tra segreto e verità interiore.
Pensiamo solo al “Reality” Show chiamato “Grande Fratello”: davanti a telecamere sempre attive, 24 ore su 24, uomini e donne condividono la quotidianità, parlando solo nel “confessionale” dei propri pensieri più intimi, condividendoli con il loro pubblico ma non con i loro inquilini.

In questa scia si colloca l’ultima performance dell’artista Maurizio Cattelan. Per tre settimane, in concomitanza con la Pasqua, l’artista è stato disponibile ad ascoltare confessioni via whatsapp da tutto il mondo. Alla conclusione della performance, tutti coloro che hanno inviato le loro confessioni hanno partecipato ad un evento online, nel quale Cattelan, novello sacerdote, ha “assolto” tutti coloro che hanno cercato il suo ascolto.
Per approfondire:
-Torellò – “Psicoanalisi e/o confessione?”;
-Snoeck – “Confessione e psicoanalisi”;
-Stanzione Modafferi – “Lavoro della verità”.
Il giornalista Nicolas Ballario, interrogato sulla performance di Cattelan, ha commentato: “non basta più comprare l’arte, te la devi guadagnare anche esibendo i peccati, le cose più intime”.
Nella performance di Cattelan infatti l’evento singolo della confessione diviene infine rituale di gruppo: “non si tratta più di fede, ma di esposizione in un mondo che recita continuamente: forse il gesto più radicale di tutti è mostrarsi fragili…”



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