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LACAN SFIDA ARISTOTELE: ETICA DELLA NATURA O DEL DESIDERIO?

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aristotele è uno dei pilastri della filosofia antica. Macedone, allievo di Platone, abbandonò la l’Accademia del Maestro per fondare una propria scuola, il Liceo. Fu Maestro di Alessandro Magno e padre di un sistema filosofico alternativo a quello di Platone.

 

Tra i concetti centrali della riflessione dello Stagirita, occupano un posto di rilievo l’etica e il concetto di “Bene”.

 

L’etica, con Freud e Lacan, torna al centro del dibattito filosofico moderno, sotto la lente della psicoanalisi.


Su cosa si fonda l'etica nella filosofia di Aristotele e nella psicoanalisi di Lacan?


Lacan Aristotele

 

Per Aristotele, la via per raggiungere il Sommo Bene passa per il rispetto delle leggi della natura: l’uomo virtuoso si integra alle leggi dell’ordine cosmico: è nella natura, nei fenomeni naturali che è possibile cogliere la verità dell’azione corretta sotto al profilo etico.

 

L’etica aristotelica è armonica, legata all’esperienza della quiete e del piacere.

 

La psicoanalisi invece ci porta in uno scenario radicalmente diverso, centrato sul desiderio. Per Lacan l’azione morale riguarda intimamente il soggetto; se Aristotele espelle il desiderio e il soggetto dal cuore della morale, Lacan e Freud affermano invece la loro primaria importanza.

 

Anzi, l’etica psicoanalitica si fonda sul desiderio come verità particolare, accessibile solo al soggetto stesso.

 

Il soggetto aristotelico si confronta con le leggi universali della natura; il soggetto lacaniano invece rende conto del proprio desiderio, su un piano di particolarità assoluta.

 

La concezione aristotelica si basa sulla convinzione di una coincidenza tra realtà e percezione; secondo questa visione della realtà, ogni oggetto concreto della natura ha uno scopo intrinseco e una propria natura.

 

Per Freud invece il rapporto dell’uomo con la realtà è profondamente conflittuale, distorto dall’azione simultanea del principio del piacere e del principio di realtà. Un velo ingannevole separa l’uomo della realtà, per sostenere in modo allucinatorio l’inseguimento del desiderio.

 

L’uomo della psicoanalisi si articola nel suo rapporto con il desiderio, inteso come una volontà aliena, mai trasparente, enigmatica. Tanto intima quanto impossibile da padroneggiare e catturare.

 

Tuttavia, sottolinea Lacan, il desiderio non va separato dalla legge: non si tratta di contrapporre l’intimo con l’esterno, il particolare con l’universale astratto; per Lacan il soggetto ha il compito etico di fare del proprio desiderio una forma della legge.

 

Qui abbiamo il cuore dell’etica della psicoanalisi: l’unica colpa alla luce della psicoanalisi è di cedere rispetto al proprio desiderio, rispetto al dovere etico di fare del proprio desiderio una forma della legge.

 

Questo non porta ad un “liberi tutti”, anzi; l’etica della psicoanalisi spinge a fare i conti con l’enigma più intimo che ci abita: chi siamo? Cosa desideriamo? Cosa facciamo del nostro desiderio? Del nostro talento?

 

Per approfondire:

-Gioele Cima – “Leggere Kant con Sade”;

-Jacques Lacan – “Il Seminario. Libro VII. L’etica della psicoanalisi”;

-Massimo Recalcati – “Convertire la pulsione?”.


Il terzo elemento, il terzo incomodo (ma prezioso), tra Aristotele e Lacan è costituito dal duo Kant – Sade. Gioele Cima, a cui si devono le linee guida di questo articolo, riprende il celebre “Kant con Sade” di Lacan per sottolineare, ancora una volta il debito di Lacan nei confronti del filosofo del Boudoir.

 

Il contributo di Sade alla teoria lacaniana dell’etica e del godimento è decisivo: è proprio la filosofia di Kant, ripresa da Sade, a mostrare la logica senza sconti che anima l’esperienza umana del godimento e della pulsione.

 

 

 
 
 

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