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EREDITÀ DI JEAN-PAUL SARTRE

  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

“Scrivere fu per molto tempo un chiedere alla Morte, alla Religione, in forma mascherata, di strappare la mia vita al caso. Fui sacerdote. Militante, volli salvarmi per mezzo delle opere…Avevo le traveggole. Finché le ebbi, mi ritenni fuori pericolo” 

Jean-Paul Sartre, “Le parole”

 

Jean-Paul Sartre moriva a Parigi il 15 aprile 1980. Ad oltre 40 anni dalla sua scomparsa, cosa resta del suo pensiero?

 

Sartre è stato indubbiamente uno dei protagonisti della Cultura Europea del Dopoguerra; filosofo, scrittore e politico, ha fatto della propria opera una forma di “Umanesimo”, criticando ogni forma di rigido determinismo; al centro della sua riflessione vi è infatti, in continuità con la psicoanalisi di Lacan, il soggetto, il concetto di “biografia” e di “soggettivazione”.

 

“Ciò che importa non è ciò che fanno di noi, ma ciò che noi facciamo di ciò che hanno fatto di noi”

 

Il lavoro di Sartre sulle biografie segue due traiettorie fondamentali: la ripresa, contro le concezioni stadiali, del concetto di “infanzia” e il mistero della “conversione”, intesa come ripresa singolare della propria esistenza.

 

Sono concetti chiave della ricerca di Sartre che lo psicoanalista Massimo Recalcati sottolinea nel saggio “Ritorno a Jean-Paul Sartre” del 2021.

 

Da una parte vi è il “projet originel”, quella scelta fondamentale che inaugura ogni esistenza e che definisce per sempre la nostra libertà come “condanna”; dall’altra l’infanzia diviene un tempo irriducibile al mero concetto di “stadio”, di “fase evolutiva”, per divenire invece uno sfondo mai del tutto tramontato, una trama che accompagna l’intera esistenza del soggetto.

 

Nell’infanzia vi sarebbe infatti qualcosa di “inassimilabile”, che richiede di essere più volte ripreso, nel processo di “personalizzazione”: in gioco non vi sarebbe l’articolarsi di un potenziale inespresso; piuttosto vi sarebbe l’emergere della profonda connessione tra costituzione del soggetto e sua ripresa, in un richiamo che è allo stesso tempo “impresa”, “la realizzazione di un’opera” come sottolinea Recalcati.

 

Recalcati Sartre

Sartre esplora le biografie di Flaubert, Genet e Baudelaire per scoprire come da un bambino considerato “idiota” possa nascere uno scritture tra i più rilevanti; così nel piccolo Genet, accusato di essere un ladro, la parola dell’Altro diviene un marchio che segnerà per sempre il rapporto con la scrittura.

 

Come avviene la conversione? Per Sartre è in gioco la ripresa unica, per ogni soggetto, del proprio rapporto con il desiderio e la libertà.

Se da una parte abbiamo l’“Insondabile decisione dell’essere” che segna l’origine del soggetto, dall’altra abbiamo due strade: la possibile fuga nella celebre “mala fede”, una “fuga” nel tentativo disperato di “farsi essere”, oppure l’assunzione e il superamento del “desiderio di essere” che si lega alla ripresa “a posteriori” della scelta originale.

 

Dal soggetto “parlato”, inchiodato dal discorso dell’Altro, alla significazione come scrittura inedita.

 

Qui la “biografia” si lega al rapporto con il “desiderio”, inteso come movimento che umanizza il rapporto con la mancanza-ad-essere costitutiva che abita il soggetto. Dal soggetto “parlato”, inchiodato dal discorso dell’Altro, alla significazione come scrittura inedita.

 

Come scrive Recalcati:

“I processi di conversione definiscono i tornanti fondamentali di una biografia e le possibilità delle sue trasformazioni…il ladro diviene poeta, l’idiota scrittore. Con il tema della conversione Sartre vuole definire la possibilità di una significazione posteriore della scelta originale, di una sua effettiva riso soggettivazione che la svincoli dal fantasma totalitario del desiderio di essere.”

 

La necessità di “ritornare a Sartre” per Recalcati non si esaurisce nel riconoscimento del debito simbolico nei confronti di un Maestro; tornare a Sartre significherebbe riscoprire che il desiderio non è mai solo mancanza, ma possibilità generativa di creazione.

 

Per approfondire:

-Massimo Recalcati – “Ritorno a Jean-Paul Sartre”;

-Jean-Paul Sartre – “L’idiota della famiglia”;

-Jean-Paul Sartre – “L’essere e il nulla”.

 

Come sottolinea Recalcati, la lezione sartriana è oggi più che mai utile alla psicoanalisi: non dimenticare la radicalità della libertà significa resistere a tutte le forme di “mala fede” contemporanea, dal conformismo digitale al nichilismo consumistico.

 

Massimo Recalcati mostra quanto la psicoanalisi (soprattutto lacaniana) abbia bisogno di Sartre per non ridursi al determinismo o al "puro trauma" come condanna.

 

La storia del soggetto allora non è un residuo archeologico da scavare e superare, né una fase evolutiva da liquidare. È una presenza “inassimilabile” che Il soggetto ha il compito di riprendere incessantemente.

 

Per Recalcati, l’infanzia sartriana è “infanzia come futuro”.

 

“Non ci si mette il proprio passato in tasca; bisogna avere una casa per sistemarlo”

Jean-Paul Sartre

 
 
 

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