MELANIE KLEIN
- 9 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
“Ogni bambino nei primi anni di vita attraversa un grado incommensurabile di sofferenza”
Melanie Klein
Melanie Klein nacque il 30 marzo 1882 a Vienna. Oggi, a più di 140 anni dalla sua nascita, la sua opera continua a essere una delle più radicali, coraggiose e feconde della storia della psicoanalisi.
Attenta studiosa della vita psichica del neonato e del bambino, Melanie Klein è tra le principali esponenti della psicoanalisi delle relazioni oggettuali; le sue idee hanno influenzato profondamente la scuola tedesca, ungherese e francese, in aperta polemica con Anna Freud.

Mentre Sigmund Freud aveva illuminato l’universo del bambino grazie al mito di Edipo, Melanie Klein ha osato spingersi ancora più in profondità: le sue ricerche indagano il mondo preverbale, pre-edipico, il regno oscuro delle prime relazioni oggettuali, là dove il bambino non parla ancora, ma già ama, odia, divora, distrugge e ricostruisce.
Il bambino kleiniano radicalizza in modo deciso le idee freudiane: per Melanie Klein alla nascita l’essere umano è già attraversato dalle pulsioni di vita e di morte in conflitto.
Nel corso dei primi mesi il bambino attraversa la posizione schizoparanoide (primi 4-6 mesi) e la posizione depressiva (a partire dal sesto mese); essi non sono semplici stadi da superare, ma fasi che strutturano la vita psichica.
Per Melanie Klein occupa un posto privilegiato l’invidia primaria, intesa non come l’invidia di ciò che l’altro ha, bensì dell’essere stesso dell’altro.
Una funzione fondamentale è invece la capacità di “riparazione”; in continuità con la sublimazione, sarebbe la capacità più evoluta dell’essere umano, ciò che ci permette di trasformare la distruttività in creatività.
Secondo Klein, il mondo interno è popolato da oggetti parziali (l’esempio più celebre è il “seno buono” e il “seno cattivo”) che il bambino introietta e con i quali dialoga per tutta la vita, in un ciclo tra scissioni e riparazioni.
Afferma Melanie Klein:
“Nell’inconscio del bambino la madre è rivestita di un potere magico perché tutte le cose buone provengono dal seno. Soddisfazione o disagio, gioia o tristezza, amore o odio.”
La Klein ha definitivamente cancellato l’immagine stereotipata dell’infanzia come “tempo idilliaco”, senza conflitti, mostrando il peso radicale della scissione, dell’angoscia e della pulsione di morte nella vita psichica.
Costretta a fuggire dalla Germania, rifugiatasi in Inghilterra, le sue idee furono al centro delle “discussioni controverse”, che videro opporsi la sua concezione dell’analisi infantile con le idee di Anna Freud.
Tra i principali allievi di Melanie Klein abbiamo anche Jacques Lacan. Tra gli aneddoti più singolari che li lega, possiamo ricordare le numerose lettere, dal tono dispiaciuto e piccato, con le quali Melanie Klein rimprovera il giovane Lacan di non dedicarsi con sufficiente solerzia alla traduzione francese dei suoi articoli.
Il bambino è padre dell’uomo», diceva Wordsworth; Melanie Klein ha mostrato quanto sia vero… e quanto sia drammatico.
Per approfondire:
-Melanie Klein – “La psicoanalisi dei bambini”;
-Melanie Klein – “Amore, odio e riparazione”;
-Melanie Klein – “Invidia e gratitudine”.
Tra i processi psichici descritti dalla Klein, occupano un ruolo d’eccezione la scissione, l’introduzione e la proiezione.
La conflittualità intrapsichica tra pulsione di vita e pulsione di morte verrebbe affrontata dal bambino attraverso il processo della “scissione”, allo scopo di mantenere una coerenza interna: l’oggetto buono e l’oggetto cattivo vengono pertanto separati, per salvarli dalla distruttività della loro mescolanza.
Tale dinamica caratterizzerebbe la “posizione schizoparanoide”, nella quale la scissione garantisce la netta separazione tra aspetti di vita ed elementi legati alla pulsione di morte.
Solo in una seconda fase, una volta attraversata la “posizione depressiva”, l’ambivalenza viene accettata come sintesi, aspetto complementare della realtà, senza che essa costituisca di per sé una minaccia alla sopravvivenza dell’oggetto buono.
Tale posizione è chiamata “depressiva” proprio per l’effetto legato all’acquisizione di consapevolezza dell’ambivalenza dell’oggetto stesso: il vissuto depressivo nascerebbe dalla consapevolezza di aver provato odio verso l’oggetto buono e amore verso quello cattivo; il bambino acquisirebbe quindi consapevolezza che nello stesso oggetto esistono più sfumature, con le quali volta per volta entrare in contatto.



Commenti