MARCEL DUCHAMP E JACQUES LACAN
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Come Pablo Picasso e Salvador Dalí, Marcel Duchamp fu tra gli artisti con cui Jacques Lacan ebbe rapporti personali di scambio e di reciproca influenza.
Duchamp venne invitato da Robert Lebel, autore della prima monografia sull’artista, nel 1958, al Seminario che il suo caro amico Jacques Lacan teneva all'ospedale di Sainte-Anne. Si trattava del quinto seminario, quell'anno dedicato alle “Formazioni dell'inconscio”.
In quello stesso anno, all'inizio di settembre, Lacan e Duchamp si incontrarono nuovamente a Barcellona. Poche settimane dopo, il 21 settembre, Teeny e Marcel Duchamp pranzarono a "La Prévôté", la casa di Lacan a Guitrancourt, dove lo psicoanalista si recava ogni domenica.
In quest'occasione, Duchamp vide “L'Origine du monde” di Gustave Courbet, opera che Lacan aveva acquistato nel 1955. L'inquadratura del dipinto avrebbe avuto un'influenza decisiva sulla composizione e la disposizione di “Étant donnés”, l'opera che l'artista stava sviluppando da oltre dieci anni nel suo studio di New York.
Lo stile visivo di Duchamp viene spesso richiamato dallo psicoanalista nei suoi Seminari e nelle sue lezioni. Lacan era particolarmente interessato alla questione del “ready-made”.
Durante una delle sessioni dedicate al quadro “Las Meninas” di Diego Velázquez nel suo Seminario XIII, “L'oggetto della psicoanalisi”, nel maggio 1966, Lacan si riferisce esplicitamente al contributo decisivo di Duchamp all’arte moderna:
“L'arte moderna ve lo illustra: un quadro, una tela con una semplice cacca sopra, una vera cacca... perché cos'altro è, in fondo, se non una grande macchia di colore? E questo si manifesta in un modo che è, in un certo senso, provocatorio, attraverso certi estremi della creazione artistica...
Il ready-made di Duchamp è tanto un quadro quanto un'opera d'arte, vale a dire la presentazione, davanti a voi, di un appendiabiti appeso a un'asta”

Nel 1974, a Roma, durante il suo intervento al VII Congresso della Scuola freudiana di Parigi, Lacan, rievocando la presentazione di René Tostain ("Ready-made e oggetto"), tornò su questa questione:
"L'interpretazione deve sempre essere [...] il ready-made di Marcel Duchamp. Almeno bisogna capirne qualcosa. L'elemento essenziale nel gioco di parole è ciò a cui la nostra interpretazione deve mirare, per non essere quella che alimenta il sintomo del significato."
L’interpretazione infatti non “aggiunge” ma imprime una torsione nelle parole del paziente, facendo emergere una scena inedita, senza per questo alterare il “testo del paziente”.
Nel dicembre del 1969, un anno dopo la morte di Duchamp, Lacan fu invitato da Michel Foucault al neonato Centro Universitario Sperimentale di Vincennes. Quando gli studenti lo interrogarono sul tema della protesta, Lacan questa volta fece riferimento alla celebre espressione di Duchamp:
"La protesta mi ricorda qualcosa che fu inventato, se non ricordo male, dal mio caro amico Marcel Duchamp: “Il celibe si fa il cioccolato da sé”.
Attenzione che il manifestante non si trasformi in cioccolato!"
Al di là dell'ironia di questa risposta, vale la pena notare che la formula di Duchamp è una sorta di commento al registro inferiore del suo “Grande Vetro” (1915-1923), opera che a sua volta anticipa ciò che Lacan avrebbe esposto qualche decennio dopo tramite il suo aforisma "Non c’è rapporto sessuale".
In gioco infatti c’è il tema della “macchina” e della surrealistica composizione che ognuno è chiamato ad inventare per far “funzionare il rapporto”, a partire dal fantasma, il “dispositivo” inconscio per eccellenza che muove dietro le quinte dell’inconscio l’esistenza del soggetto.
Sia Duchamp che Lacan hanno un acuto senso del gioco di parole. Ciononostante, rimane una sorprendente affinità tra il pensiero dell'artista e quello dello psicoanalista. Come possiamo non vedere nell'elenco che Duchamp elaborò nel 1912 per il suo “Trasformatore”, destinato a utilizzare piccole energie sprecate... l’anticipazione del valore dello scarto, ciò che Lacan stesso avrebbe elaborato come l’“oggetto scarto” in psicoanalisi con il suo “oggetto a”?
Per approfondire:
-Carla Subrizi – “Introduzione a Marcel Duchamp”;
-Jacques Lacan – “Il Seminario, libro V, Le formazioni dell’inconscio”;
-Jacques Lacan – “Il Seminario, Libro XIII, L’oggetto della psicoanalisi”.
Il rapporto tra il surrealismo e la psicoanalisi è nato con l’interesse che gli artisti hanno nutrito per le scoperte di Freud.
Nelle loro opere, i surrealisti hanno messo in forma quanto proveniva dalle loro “formazioni dell’inconscio”: i loro sogni, sintomi e lapsus sono stati terreno fertile per alimentare la loro creatività.
L’arte, così come la psicoanalisi, scardina gli elementi di certezza del soggetto, spingendolo ad andare oltre le sue consuetudini; ad esempio Duchamp, tramite il suo alter ego Rrose Sélavy ha esplorato il proprio rapporto con il femminile, mettendo in scena la dimensione di artificio nella “mascherata del genere”, tema centrale della riflessione di Lacan sul maschile e sul femminile.


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