RECALCATI VS SADE
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Nel 2016, in occasione della pubblicazione del volume “Jacques Lacan. La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto”, Massimo Recalcati ha tenuto tre lectio magistralis presso il Teatro Franco Parenti di Milano, dal titolo “La lezione clinica di Jacques Lacan. Follia, nevrosi e perversione”.
Il valore di queste tre lezioni è ancora oggi evidente, dopo 10 anni: le registrazioni di queste lezioni risultano tra i contenuti più visti su YouTube in ambito psicoanalitico.
La terza di queste tre lectio è stata dedicata al concetto clinico di “perversione”, una delle tre strutture fondamentali della clinica psicoanalitica di Jacques Lacan.
In cosa consiste la “perversione”?
SI tratta di un concetto che affonda le proprie radici nella morale? Nel buon costume? Nel rispetto dell’etichetta?
La “perversione” di cui si occupa la psicoanalisi ha due sfaccettature: una prima, “ordinaria”, legata alla natura della pulsione. L’uomo è infatti privo di istinto: la sessualità umana non segue delle leggi fisse e l’eros trova casa nel corpo in modi unici per ciascuno soggetto.
Il “modo di godere” varia in ogni individuo; per questo Lacan sottolineava come l’esperienza della sessualità umana assomigliasse ad un “collage surrealista”, ad un “montaggio” originale per ciascuno. Non esisterebbe quindi “norma”, universale nella sessualità.
Il genio di Freud è di cogliere la dimensione ordinaria della perversione fin nel bambino, che definisce “perverso polimorfo”: l’esperienza del piacere è già presente nel neonato, che prova soddisfazione tramite il contatto con la pelle, nell’allattamento, attraverso il gioco, lo sguardo e il controllo degli orifizi; le forme nelle quali il bambino fa esperienza della soddisfazione, diverse per ciascuno nel suo incontro con l’Altro, saranno il nucleo della sessualità adulta.
Citando Freud, Recalcati afferma: “la sessualità infantile non finisce mai”.
L’esperienza della soddisfazione costituisce un punto di eccedenza nella sessualità rispetto all’istinto; nell’esperienza della sessualità umana interviene poi il desiderio e l’insieme di scenari, parole e immagini che accompagnano l’esperienza dell’eros.
La pulsione è sempre parziale ed è singolare nel modo in cui si lega ai suoi oggetti, diversi per ciascuno. Ognuno trova soddisfazione a modo proprio!
La perversione clinica quindi non avrebbe a che fare con le “acrobazie” che ciascuno fa con il proprio partner, né con la perversione “ordinaria” del bambino nel rapporto con la madre. A questa massima generale fa ovviamente eccezione la pedofilia, nella sua dinamica e nella sua pratica.
La dimensione clinica, non ordinaria, della perversione avrebbe piuttosto a che fare con il rapporto con il Simbolico e con la Legge. È Lacan, nella lettura di Recalcati, ad esplorare il nucleo profondo della perversione.

Se il soggetto nevrotico fa la dolorosa esperienza della castrazione da parte della Legge simbolica, il perverso invece nega lo statuto simbolico della Legge. In gioco non è la trasgressione o il superamento del limite. Anzi, sottolinea Recalcati, il soggetto perverso farebbe della propria volontà di godimento l’unica forma possibile della Legge.
Ecco il cuore oscuro della perversione: se il nevrotico è una figura della nostalgia e della mancanza, dell’impossibile soddisfazione integrale, il perverso invece si pone come un padrone, un “maître” della pulsione e del godimento.
In questo senso, il Marchese de Sade è l’assoluto riferimento.
Non vi è senso di colpa, vergogna o dubbio nel soggetto perverso; è la “forza della pulsione”, la “spinta della pulsione a godere” l’unica “bussola” che guida il soggetto perverso. Il perverso odia il desiderio (perché implica la mancanza) e l’amore (perché implica il legame).
Il perverso evoca una “nuova legge”; il suo scopo è fondare una nuova legge che dimostri che la Legge simbolica, da tutti riconosciuta e sulla quale si fondano patti, codici, accordi, scambi, altro non sarebbe che un vincolo ipocrita, finto, senza consistenza.
Lo sforzo del perverso è di negare valori e ideali, così da elevare la pulsione al rango di Legge.
Per questo, in questo mondo sadiano, l’unico diritto di tutti è di “godere fino alla morte”.
In Sade, il riferimento su cui rifondare la Legge è la “natura”: la legge della natura è idealizzata come riferimento incorrotto e puro. L’innocenza della natura deve sostituire la corruzione della Civiltà.
La natura susciterebbe ogni forma di volontà di godimento che il perverso incarna e assume senza limiti; la nuova virtù è nel vizio, nel rifiuto di ogni limite.
Abbiamo solo queste opzioni? L’esilio nevrotico o la maîtrise del perverso? Per Recalcati esiste una via d’uscita. Quale? Trovate la risposta nel libro e nella registrazione della conferenza!
Per approfondire:
-Massimo Recalcati - “Jacques Lacan. La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto”;
-Massimo Recalcati – “Jacques Lacan. Desiderio, godimento e soggettivazione”;
-Sigmund Freud – “Ossessione, paranoia, perversione”.
Poniamo qui un accenno alla risposta di Recalcati: se la lezione del Marchese de Sade è di “non cedere sul proprio godimento”, la lezione della psicoanalisi sulla depressione è di “non cedere sul proprio desiderio”, come via d’uscita nel conflitto tra pulsione e Civiltà.
Il dovere sadiano è di godere. L’alternativa è di fare del desiderio il faro della vita: se il soggetto rimane fedele alla “legge del proprio desiderio”, egli può rendere generativo il talento che lo abita.
Non si tratta solo di un compromesso con la Legge simbolica; in gioco c’è la legge che abita il desiderio: l’invito di Recalcati è di fare del proprio desiderio una forma generativa della legge.



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