PSICOANALISI DEL DELIRIO
La psicoanalisi studia tutti i fenomeni che hanno a che fare con la psiche e i suoi rapporti col mondo. Tra questi, occupa un posto di rilievo il delirio, fenomeno clinico proprio della psicosi.
Freud non sia occupato direttamente di pazienti che presentavano questo fenomeno. Il suo studio del delirio si basa su di un libro segnalato da Carl Gustav Jung, le “Memorie di un malato di nervi” del Presidente Schreber.
Qual è la definizione di “delirio”? Esquirol, psichiatra allievo di Pinel, sostiene che:
“un uomo delira quando le sue sensazioni non sono in rapporto con gli oggetti, le sue idee non sono in rapporto con le sue sensazioni, i suoi giudizi e le sue determinazioni sono indipendenti dalla sua volontà.”
Il tema centrale del delirio è quindi il rapporto con la realtà esterna. Il soggetto delirante costruirebbe una vera e propria teoria che sostituisce quella che usualmente consideriamo la realtà.
In gioco abbiamo quindi il rapporto complesso tra mondo interno e mondo esterno, tra realtà e rappresentazioni psichica: come si costruisce la rappresentazione? Che legame c’è tra elemento esterno e rappresentazione interna? Come si costruisce il senso? come la realtà viene interpretata?
Freud sostiene che al centro della vita psichica vi sia il conflitto tra istanze diverse: “Io”, “Es” e “Super Io”, sotto la costante spinta del mondo esterno, lottano tra loro per realizzare e reprimere desideri, moti pulsionali e rappresentazioni.
Scrive Freud:
“Nevrosi e psicosi sono entrambe espressioni della ribellione dell'Es contro il mondo esterno, del suo dispiacere, o, se preferite, della sua incapacità di adattarsi alla dura realtà, alla necessità”
Questo conflitto può determinare una vera e propria lacerazione nel rapporto tra il soggetto e la realtà. L’impossibilità di assumere a livello psichico un elemento della realtà determina un ritiro del soggetto, una sua chiusura, una vera e propria rottura tra individuo e mondo esterno.
A questa rottura segue la necessità di una riparazione: il delirio rappresenta l’esito di questo processo riparativo; a partire da memorie, contenuti vissuti del soggetto, in delirio si sviluppa come sostituto della realtà. Per questo ogni delirio affonda le radici nella storia e nelle memorie di chi lo sviluppa.
Scrive Freud:
“Sulla genesi delle formazioni deliranti alcune analisi ci hanno insegnato che il delirio si è sovrapposto, come una specie di rammendo, laddove in origine si era prodotta una lacerazione
nel rapporto dell'Io con il mondo esterno.”

Freud coglie nel soggetto psicotico un comportamento “alloplastico”, cioè teso a modificare il mondo esterno in modo tale che si allinei alla costruzione delirante.
Tuttavia, il processo di riparazione del delirio non è mai del tutto completo. Scrive Freud:
“Presumibilmente nella psicosi la parte della realtà che è stata rigettata torna continuamente a imporsi alla vita psichica…”
Lacan affermerà lo stesso concetto, indicando che “ciò che non può essere assunto nel simbolico ritorna nel reale”, per esempio, nella forma dell’allucinazione.
La clinica della psicosi ci mostra quindi il rapporto sempre precario tra il reale del mondo e della pulsione e il simbolico: l’apparato psichico infatti si dimostra incapace di assumere integralmente quanto veicolato dalla pulsione.
Davanti a questa impossibilità, vi sono due vie: da una parte la soluzione nevrotica della rimozione e dell’evitamento; dall’altra la soluzione psicotica della forclusione e del delirio.
In base a quale soluzione il soggetto saprà mettere in campo, avremo una struttura nevrotica oppure psicotica.
Per approfondire:
-Sigmund Freud – “Nevrosi e psicosi”;
-Daniel Paul Schreber – “Memorie di un malato di nervi”
-Franco De Masi – “Il delirio: difesa o costruzione psicopatologica?”.
La psicoanalisi inizialmente ha considerato impossibile affrontare la clinica della psicosi per l’inutilizzabilità del transfert.
Nel corso dei decenni tuttavia, la clinica psicoanalitica ha posto sempre più l’accento sulla generalizzazione della struttura psicotica come nuova dimensione ordinaria del funzionamento psichico.
Per questo, da una parte nuovi studi sul transfert hanno fatto emergere l’esistenza di una traslazione reale e non simbolica nel lavoro con il paziente psicotico; dall’altra autori come Lacan sono giunti ad affermare che “tutti delirano”, a modo proprio.
In definitiva, quindi la psicoanalisi diviene, aldilà della struttura del soggetto che, ad ogni modo, impone delle coordinate precise nella conduzione della cura, una clinica della soluzione soggettiva nel rapporto con il reale, la pulsione e il simbolico, con o senza delirio.



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