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OTTO KERNBERG ANALIZZA DON GIOVANNI

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

 “È legge eterna dell’amore che le creature nascano l’una per l’altra solo nel primo istante d’amore”.

(Kierkegaard, “Diario di un seduttore”)

 

La figura di Don Giovanni, resa immortale dall'opera di Mozart e Da Ponte, ma radicata nel mito del “Don Juan” spagnolo, rappresenta l'archetipo del seduttore per eccellenza. Capace di conquistare innumerevoli donne, le abbandona senza rimorso e si sottrae ad ogni forma di legame, sparendo dalla vita delle sue amate.

 

Otto Kernberg è uno dei più influenti psicoanalisti contemporanei, noto per i suoi contributi sull' “organizzazione borderline” della personalità e sul “narcisismo patologico”. Nel suo lavoro sulle relazioni amorose, esplora come il narcisismo interferisca con la capacità di amare in modo maturo, mostrando come nella seduzione sia sempre in gioco una “domanda d’amore” e un “bisogno di potere”.

 

La teoria psicoanalitica di Kernberg è basata sul concetto di “relazioni oggettuali”, integrando in una sintesi originale il modello di Freud e di Melanie Klein. Al centro del suo pensiero vi è l'idea che la personalità si organizzi intorno a “rappresentazioni interne di sé e degli altri” (oggetti), influenzate da esperienze precoci.

Nei disturbi narcisistici, questi oggetti interni sarebbero “distorti”: il sé si fonderebbe quindi con immagini idealizzate mentre gli aspetti "cattivi", legati ad esperienze dolorose e traumatiche, verrebbero proiettati, attraverso meccanismi primitivi come lo splitting (scissione) e l'identificazione proiettiva; così facendo, l’individuo costruirebbe un’immagine positiva di sé, coerente ma fragile e parziale.

 

Nel contesto delle relazioni, Kernberg distingue tra amore maturo e patologico.

Nell'amore maturo, gli individui integrano aspetti “buoni” e “cattivi” del partner, sviluppando una relazione basata su reciprocità, empatia e impegno a lungo termine.

Al contrario, nei soggetti narcisisti, l'amore è ostacolato dall’incapacità di tollerare l'ambivalenza: il partner è idealizzato inizialmente per gratificare il sé grandioso, ma presto svalutato e scartato.

 

In "Relazioni d’amore: normalità e patologia", Kernberg sottolinea come l’amore maturo richieda l’integrazione dell’erotismo orale in infanzia (nel rapporto con la madre) e la capacità di reciprocità nel rapporto con l’altro.

 


Inoltre il concetto di “narcisismo maligno” di Kernberg è cruciale per analizzare figure come il Don Giovanni, che usa l'amore come “arma di dominio” piuttosto che di legame.

 

Il catalogo di conquiste di Don Giovanni– 1003 in Spagna, come cantato da Leporello – non è mera vanteria, ma un vero e proprio sintomo. Ogni seduzione gratifica il suo Sé grandioso, confermando un'onnipotenza illusoria: Don Giovanni non ama le donne, ma le usa come “oggetti parziali” per rinforzare la sua immagine di invincibile conquistatore e placare l’angoscia della morte e dell’impossibilità di amare.

 

Dietro ad un’apparenza coerente, brillante e seducente, nel seduttore si nasconde il baratro della frammentazione, un vuoto angosciante dal quale il seduttore fugge per darsi una consistenza.

 

Una volta sedotta, la partner è svalutata e abbandonata, secondo il modello dello “splitting” kernberghiano: inizialmente idealizzata (durante la seduzione), l’amata diviene persecutoria o incapace di suscitare qualsiasi interesse.

Kernberg sottolinea come i soggetti narcisisti evitino l'intimità profonda per paura di sviluppare un vissuto di dipendenza minaccioso per l’integrità del sé. In “Don Giovanni”, questo si manifesta nella fuga costante del seduttore: egli non si lega mai, preferendo passare da una conquista alla successiva.

 

 Il seduttore, in questa prospettiva, non è un romantico ribelle, ma un individuo con una "limitazione alla capacità di amare", incapace di integrare amore e odio in una relazione stabile.

 

Alla luce della teoria di Kernberg, la figura di Don Giovanni assume i tratti del seduttore inteso  non nella forma dell’eroe libertino; piuttosto, facciamo i conti una figura tragica, intrappolata in un vortice narcisistico che preclude ogni possibilità di amore autentico.

 

Per approfondire:

-Mozart – “Don Giovanni”;

-Kierkegaard – “Diario di un seduttore”;

-Otto Kernberg – “Relazioni d’amore. Normalità e patologia”.

 

Un aspetto centrale del Don Giovanni come seduttore è la sua impossibilità di godere di altro se non del momento o dello sbiadito riflesso dello stesso: il suo profondo vuoto interiore non viene alimentato dalle esperienze emotive e relazionali, ridotte a fantasmi, sfuggenti e inconsistenti.

 

Nella vicenda narrata nel Don Giovanni secondo la lettura di Kernberg, il narcisismo maligno spiega l'assenza di rimorso del protagonista, fino al confronto finale con la statua del Commendatore, simbolo del Super-Io punitivo.

 

Kernberg nota che nei narcisisti gravi, il Super-Io è sadico e primitivo, stimolando un conflitto che si riflette in comportamenti antisociali come inganni e manipolazioni – tratti evidenti nelle strategie seduttive di Don Giovanni, che mente e inganna per ottenere ciò che vuole.

 

La sua sfida all'inferno può essere vista come un atto di onnipotenza narcisistica: il protagonista preferisce la distruzione piuttosto che sottomettersi, eco della "distruzione del tempo" descritta da Kernberg: una vita sprecata in pattern ripetitivi, culminante in un risveglio tardivo (qui, letteralmente all'inferno).

 

Le relazioni superficiali, l'aggressività e l'incapacità di impegno derivano da distorsioni oggettuali profonde, offrendo una critica psicoanalitica al mito del Don Juan. In un'epoca di relazioni fluide e app di dating, questa prospettiva kernberghiana invita a riflettere sulle radici psicologiche della seduzione compulsiva, promuovendo una maggiore consapevolezza per relazioni più sane e integrate. Kernberg ci ricorda che, anche nei casi più gravi, c'è spazio per il cambiamento, ma solo affrontando le ombre del narcisismo.

 
 
 

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