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LA STORIA DI HANS ASPERGER

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Il suo nome è sulla bocca di tutti: la sindrome che ha descritto, la “sindrome di Asperger”, è tra le forme di autismo più note e studiate, resa familiare da molteplici film e serie televisive.

 

Ma chi è stato Hans Asperger? Si tratta di una figura controversa, ricordata per un’importante conquista medica ma segnata da colpe terribili. Lo ricordiamo nel giorno della sua nascita, il 18 febbraio.

 

Hans Asperger (1906-1980) è stato un pediatra e ricercatore austriaco, noto soprattutto per aver descritto per primo, nel 1944, una forma particolare di disturbo dello sviluppo che oggi rientra nello spettro autistico.

 

Nacque il 18 febbraio 1906 a Vienna, in una famiglia cattolica di classe medio-alta. Asperger racconta di essere stato un bambino timido, amante della lettura e dello studio solitario, dotato di un vocabolario precocissimo e interessi intensi (soprattutto per la letteratura e la lingua tedesca).

 

Ammise in seguito di riconoscersi in alcuni dei profili che avrebbe descritto nei suoi pazienti. Studiò medicina all’Università di Vienna, laureandosi nel 1931. Si specializzò in pediatria e, a partire dal 1932, lavorò presso la Clinica Pediatrica Universitaria di Vienna.

Qui entrò in contatto con bambini che presentavano difficoltà evolutive atipiche, non spiegabili con le categorie psichiatriche dell’epoca (schizofrenia infantile, oligofrenia, ecc.).

 


Già nel 1938 tenne una conferenza pubblica in cui parlò per la prima volta di un gruppo di bambini con caratteristiche peculiari che definì “autistische Psychopathen” (psicopatici autistici).

Asperger descrisse quattro casi principali (ma ne osservò molti di più) di bambini maschi (prevalentemente) che presentavano:

Difficoltà marcate nelle relazioni sociali e nell’empatia reciproca; Linguaggio formalmente ricco e grammaticalmente corretto, ma spesso pedante, monotono, privo di prosodia emotiva o usato in modo egocentrico; Interessi ristretti, intensi e insoliti (spesso enciclopedici e astratti); Buone o eccellenti capacità cognitive in aree specifiche; Goffaggine motoria (clumsiness); Resistenza al cambiamento e rigidità comportamentale.

 

Asperger sottolineò alcuni aspetti funzionali dei suoi pazienti: molti di questi bambini mostravano originalità di pensiero, talento in campi intellettuali, una certa “maturità” estetica o filosofica.

 

Ai suoi occhi apparivano come “piccoli professori” o figure con un “aspetto quasi aristocratico”.

 

Riteneva che la condizione che aveva individuato fosse di origine congenita e con una forte componente ereditaria, e che migliorasse con l’età, soprattutto nelle abilità sociali.

 

A differenza di Leo Kanner (che nel 1943 descrisse l’autismo “classico” con grave ritardo del linguaggio e isolamento più marcato), Asperger mise in evidenza il polo “ad alto funzionamento” dello spettro, con intelligenza nella norma o superiore e linguaggio preservato.

 

Durante l’occupazione tedesca e gli anni della guerra, Asperger firmò documenti in cui lodava le politiche di igiene razziali e in alcuni casi inviò bambini con gravi disabilità o comportamenti “non educabili” alla clinica Am Spiegelgrund (dove operava il programma di eutanasia infantile).

 

Non risulta che abbia partecipato direttamente al programma di uccisione, ma la sua collaborazione con il regime (almeno passiva o opportunistica) è oggi considerata provata da documenti d’archivio.

 

Dopo la fine del conflitto continuò ad insegnare e nella pratica di pediatra.

 

Morì a Vienna il 21 ottobre 1980, senza sapere che il suo nome sarebbe diventato famoso a livello mondiale.

 

Il lavoro di Asperger rimase quasi sconosciuto fino agli anni ’80: nel 1981 Lorna Wing coniò il termine “Asperger’s syndrome” per descrivere un sottogruppo di persone autistiche “ad alto funzionamento”. Nel 1994 la sindrome entrò nel DSM-IV come diagnosi distinta. Dal 2013, la sindrome, intesa come categoria isolata, non esiste più, riunita ad altre tipologie di neurodivergenze, sotto il nome di disturbi dello spettro autistico.

 

Per approfondire:

-Robison – “Siate diversi. Storie di una vita con l’Asperger”;

-Sheffer – “I bambini di Asperger: la scoperta dell’autismo nella Vienna na-zista”;

-Klin – “La sindrome di Asperger”.

 

L’aspetto più tragico della vicenda di Asperger ha a che fare con la sua dimostrata compromissione con le politiche eugenetiche: aver accettato di aderire alle politiche di morte del regime nazista costituisce una colpa che segna per sempre la figura del medico e pediatra austriaco.

 

Per diversi decenni non vi sono state notizie circa il coinvolgimento di Asperger: solo ricerche sistematiche svolte nel corso del nuovo millennio hanno fatto luce sul lato oscuro della vita di Hans Asperger.

 

Definizione del DSM-IV

La sindrome di Asperger è stata definita nel Manuale statistico e diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-IV) nella sezione 299.80 come:

1.    Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestantisi in almeno due tra le seguenti:

1.    Difficoltà marcata nell'uso di comportamenti non verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali;

2.    Impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello;

3.    Mancanza di ricerca spontanea di condividere divertimenti, interessi, o obiettivi con altre persone (difficoltà nel mostrare, portare o indicare oggetti d'interesse alle altre persone);

4.    Mancanza di reciprocità sociale ed emotiva;

2.    Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi, manifestati da almeno uno dei seguenti:

1.    Raggiungimento di un'occupazione mentale con uno o più modelli stereotipati e ristretti d'interesse, che sia anormale nell'intensità e nell'attenzione;

2.    Aderenza apparentemente inflessibile a specifici rituali o comportamenti non necessari;

3.    Movimenti corporei stereotipati e ripetitivi (come agitare mani e dita o altri movimenti);

4.    Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti;

3.    Il disturbo crea difficoltà notevoli nelle aree sociali, professionali o altre aree d'importanza notevole per la vita di tutti i giorni;

4.    Non esiste un significativo ritardo nelle abilità linguistiche;

5.    Non esiste un significativo ritardo nello sviluppo cognitivo o nelle capacità appropriate all'età di aiutarsi e di avere un comportamento adatto alle circostanze (tranne che nelle interazioni sociali) e curiosità per l'ambiente esterno nell'infanzia;

6.    Non ci sono motivi di ritenere che si tratti di una forma di schizofrenia o di un altro disturbo pervasivo del neurosviluppo.

Una serie di studi ha supportato l'idea che ci sono pochi casi nei quali i pazienti possono rientrare nei criteri del DSM-IV. I pazienti tipicamente mostrano difficoltà comunicative, il che li qualifica per una diagnosi di autismo e non di sindrome d'Asperger.

Dal 2013 la diagnosi di sindrome di Asperger è stata tolta dal DSM come condizione separata ma classificata insieme ai disturbi dello spettro autistico.

 

 

 

 
 
 

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