top of page

LUDWIG BINSWANGER E L’AMORE

Che cos’è l’amore? Da millenni filosofi, poeti e artisti si interrogano su questa esperienza centrale della vita umana. Anche la fenomenologia, nelle sue varie diramazioni tra filosofia e clinica, ha tentato di dare una risposta all’enigma dell’amore.

 

Ludwig Binswanger è stato filosofo e psichiatra, uno dei padri dell’analisi esistenziale e della psichiatria fenomenologica. La sua concezione della follia si basa inizialmente sulle idee di Husserl ed Heidegger, per poi maturare una propria concezione originale, sempre riferimento al modo di “essere-nel-mondo” di ciascun soggetto.


Che idea aveva Ludwig Binswanger dell'amore?

 

Secondo il filosofo-psichiatra, l’uomo non è mai in un rapporto disinteressato rispetto agli altri e alle cose. Il soggetto si trova sempre infatti catturato in una dimensione spaziale e temporale che lo orienta e allo stesso tempo lo vincola.

 

Per Binswanger l’amore costituisce un’esperienza alternativa a tutte le altre; in particolare, per il filosofo l’esperienza dell’amore sarebbe l’esatto opposto dell’alienazione: nella sua analisi dell’amore, Binswanger sottolinea la necessità di distinguere l’amore vero e proprio da rapporti basati sulla manipolazione o la sottomissione dell’altro. Piuttosto, l’amore sarebbe una manifestazione della pienezza dell’essere del soggetto.

 

In questo senso, l’amore porterebbe il soggetto a superare i propri vincoli di spazio e di tempo. Il legame tra due soggetti innamorati allora non sarebbe più condizionato dalle coordinate classiche della soggettività, per dare vita a un’esperienza inedita.

 

Binswanger

In “Forme fondamentali e conoscenza dell’esserci umano” (1942), Binswanger introduce la formula della “forma attuale dell’amore”, altrimenti detta “dualità amante”. Secondo il filosofo, chiama fa l’esperienza di “essere-nel-mondo-oltre-il-mondo”.

 

Binswanger giunge a parlare di una spazialità inedita, che chiama “patria dell’amore”; come sottolinea Arianna Merola San Severino:

 

“Non è la “mia patria” ma la “nostra patria”, la patria del nostro incontro e del nostro accoglierci reciproco. Chi si costituisce in essa vive l’esperienza di essere pervenuto a luogo che più di ogni altro gli è proprio, di aver ritrovato il luogo della propria origine, verso cui tendeva, era sempre in cui può rivelare se stesso pienamente. Si può essere se stessi solo costituendosi nel Noi, essendo insieme-con-un-altro.”

 

Per lo psichiatra è quindi la dimensione del “Noi” a fondare l’esperienza autentica dell’amore.

 

La concezione fenomenologica, quindi si pone in aperta contrapposizione con quella freudiana, che vede invece nell’amore la ricerca del mitico oggetto perduto del primo soddisfacimento pulsionale. In altri termini, per Freud nell’amore faremo l’esperienza di ricercare quanto abbiamo perduto.

 

Che posto occupa l’altro nell’amore per Freud? Secondo la teoria della psicoanalisi, tra chi ama e chiamato vi è una profonda asimmetria: da una parte chi ricerca l’oggetto perduto e dall’altra chi invece è considerato, tramite l’inganno della pulsione, possessore dell’oggetto stesso.

L’amore freudiano sarebbe quindi frutto di un’illusione, di un fraintendimento fondamentale tra presente e passato.

 

La concezione fenomenologica fa invece della nozione di incontro il punto di inizio di un’esperienza soggettiva inedita, che apre scenari nuovi: dalla progettualità del singolo e dal suo modo di essere-nel-mondo si giunge quindi alla dualità, al “Noi” sul quale si fonda la “patria dell’amore”.

 

Tanto Freud quanto Binswanger fanno dell’esperienza dell’amore una leva fondamentale della terapia; se per il padre della psicoanalisi la cura è “essenzialmente tramite l’amore”, cioè tramite la leva del transfert, per Binswanger è invece necessario creare nella terapia un due tramite l’“aver cura”.

 

 Il passaggio attraverso il “due dell’amore” sarebbe la fase preliminare di una successiva emancipazione che possa riportare il soggetto a fare i conti con il proprio progetto personale nel mondo.

 

Per approfondire:

-Ludwig Binswanger -“Forme fondamentali e conoscenza dell’esserci umano”;

-Umberto Galimberti – “Psichiatria e fenomenologia”;

-Arianna Merola San Severino – “Follia a due”.

 

Binswanger ha lasciato un’impronta profonda nella psichiatria e nella filosofia occidentale del novecento. Formatosi nel gruppo di Jung e Bleuer, ha inizialmente aderito alla psicoanalisi per poi orientarsi verso la filosofia fenomenologica ed esistenzialista.

 

Proprio per questo, il filosofo utilizza categorie come “essere-nel-mondo” ed “esserci” come modalità per descrivere la dimensione irriducibile dell’esistenza del soggetto.

 

Se Binswanger criticava la teoria della pulsione di Freud, rifiutando di porre al centro della propria concezione dell’uomo il conflitto intrapsichico tra pulsioni ed istanze contrapposte, per il padre della psicoanalisi, il filosofo aveva il demerito di aver eliminato dalla propria concezione la nozione fondamentale di inconscio.

 
 
 

Commenti


bottom of page