LA COMETA PIER PAOLO PASOLINI
- 5 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 18 mar
“Una cometa, Pasolini, di impegno morale, di partecipazione viva, vera, sopra la palude italiana; è stato uno che le sue scelte le ha pagate, le ha sofferte. Deve essere stata terribile la sua vita”
(Federico Zeri)
Pasolini fu una cometa: apparve improvvisa, accecante, il 5 marzo del 1922, e attraversò il cielo italiano degli anni Cinquanta-Settanta lasciando una scia di luce feroce e di cenere; si spense di colpo, violentemente, nel fango di Ostia, a 53 anni, senza concedersi il lusso della vecchiaia, di una finale riconciliazione.
“Pasolini era un uomo bifronte: da una parte era affascinante, aveva una voce incredibilmente bella, la voce più bella che abbia mai sentito, la voce di un angelo; dall'altra, accanto a questa voce c'erano dei particolari repellenti, le mani per esempio, fredde, sudate, non so, mi faceva una grande impressione toccarle, poi aveva l'aspetto, io l'ho detto altre volte, di una bellissima statua greca in bronzo caduta da un autotreno, sull'autostrada e ammaccata, aveva qualche cosa di ammaccato, di rovinato, però era un personaggio incredibilmente... unico, io lo considererei.”
(Stefano Zeri)
Pasolini irruppe così: sporco di dialetto friulano e di marxismo eretico, con la bellezza ambigua di un angelo caduto e la rabbia di chi sa che il mondo sta morendo e lo vuole dire senza mediazioni.
Scrisse versi come suonano come lame, girò film come atti di accusa, visse come un insulto permanente al costume e al conformismo.
Non si limitò a criticare il potere, ma mise in luce la profonda trasformazione della natura stessa del potere.
Non si limitò a cantare il popolo, ma lo elevò a sacro e intoccabile, coincidente con il Bene.
La cometa Pasolini sacralizza l’origine come un mito, alla disperata ricerca di un mondo incorrotto, non toccato dallo sviluppo senza progresso del mondo moderno.
Il suo corpo era troppo incandescente, oggetto di esibizione di lotta e di scandalo, per un’epoca che si stava anestetizzando.
La sua lingua era troppo tagliente in un paese che aveva appena imparato a tacere in modo democratico.
La sua omosessualità era troppo visibile in un’Italia che ancora fingeva di non vedere.
La sua lucidità era insopportabile: denunciava il genocidio culturale del neocapitalismo quando gli altri ancora brindavano al boom economico.
E come tutte le meteore, quando attraversò il punto più basso del cielo, esplose.
Il 2 novembre 1975, il giorno dei morti, il suo corpo massacrato sul litorale di Ostia divenne l’ultima, terribile immagine di un’opera che non poteva avere lieto fine.
Pasolini non lasciò eredi. Lasciò crateri. Lasciò vuoti.
È stato un lampo che per un istante ha reso visibile tutto ciò che volevamo tenere nascosto: la bellezza straziata, la violenza del progresso, la sacralità degli scarti, la menzogna della felicità di massa.
“Io quando l'ho conosciuto, l'ho incontrato più di una volta e ho avuto sempre l'impressione di una persona profondamente toccata dal senso di colpa, agitata, quasi tormentata, lacerata, ecco il vero termine che si addice a Pasolini, lacerata, una persona che voleva essere punita. Poi anche il culto della mamma, che era molto profondo in Pasolini, tant'è vero che la madre addirittura mi sembra appaia come Madonna in un film che è Il Vangelo secondo Matteo”
(Federico Zeri)
In questo culto del materno emerge un tratto biografico di Pasolini; in una poesia si definisce “sequestrato dall’amore materno”. Pasolini ha vissuto come uno scoglio insuperabile la scomparsa della figura materna dalla sua vita.
“Poche volte nella mia vita ho sentito una presenza così brillante, quel modo di parlare, quella dolcezza umile ma nello stesso tempo altezzosa… È uno dei personaggi più incredibili che io abbia mai incontrato, forse il più incredibile di tutti.”
(Federico Zeri)

Per approfondire:
-Massimo Recalcati – “Pasolini: il fantasma dell’origine”;
-Stefano Casi – “I Teatri di Pasolini”;
-Pier Paolo Pasolini – “Una vita violenta”.
Prosegue Federico Zeri:
“Siccome non mi sento né cattolico né marxista, quel Pasolini lì non mi piace. Ciononostante, resta un personaggio eccezionale: basta pensare alla quantità di lavoro che riusciva a tirare fuori. Trovo meraviglioso il Pasolini di "Ragazzi di vita" e "Una vita violenta". Due libri bellissimi; come trovo sublime un capolavoro, il suo primo film "Accattone". C'erano delle immagini potentissime di uno che conosceva molto bene Roberto Longhi e che aveva sguazzato nell'arte del Caravaggio: certi "tagli" venivano fuori da Matteo Stomer, da Borgianni, ma in modo svelato, palese, evidente. Mi è piaciuto molto anche "Mamma Roma" e, con tutte le esagerazioni, "Il Vangelo secondo Matteo". In quest'ultimo, Pasolini allargava la rosa delle sue conoscenze artistiche citando opere del Beato Angelico e di Piero della Francesca”
Cosa pensa, del teatro di Pasolini, Stefano Casi, tra gli studiosi più interessanti dell’intellettuale friulano?
“In tutto Pasolini e anche nel teatro. Il corpo è soggetto e oggetto: soggetto portatore di identità (corpo di Pasolini) e oggetto del desiderio (corpo visto da Pasolini). In questo senso, l’omosessualità è elemento-chiave nella capacità di osservare e restituire il corpo e la sua immagine. Sarebbe davvero lungo affrontare il tema della presenza del corpo di Pasolini nella sua opera: ricordo, per esempio, gli autoritratti che fin dall’età giovanile impostano un discorso di auto-rappresentazione che si basa al tempo stesso sull’osservazione e sulla trasfigurazione. Inoltre, la osservazione-trasfigurazione del proprio corpo subisce una crescita di importanza nel tempo, con la grande svolta della metà degli anni ’60 in cui dichiara di voler “gettare il mio corpo nella lotta”, proprio in concomitanza con l’ingresso potente nel teatro.
ha senso come ha senso ritornare ancora su Pasolini a 40 anni dalla morte, continuare a interrogarlo per riuscire a fare luce sui tempi che viviamo, ma anche per lasciarsi attraversare da una poesia senza tempo. Dunque, anche il teatro di Pasolini ha senso, ma questo dipende da chi lo mette in scena.”
(Stefano Casi)



Commenti