LE TRACCE DI FREUD
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Sigmund Freud ha definito la psicoanalisi come una “spurenwissenschaft”, una “scienza delle tracce”. Di cosa si tratta?
Il padre della psicoanalisi ha a lungo sottolineato l’importanza delle esperienze precoci nel determinare lo sviluppo psichico dell’individuo.
In particolare, Freud coglie le radici della nevrosi dell’adulto in quella che chiama “nevrosi infantile”, il cui ricordo è solitamente perduto nei meandri della memoria a causa della rimozione.
Tuttavia, le tracce di cui si occupa la psicoanalisi non sono simili a quelle che l’archeologo scopre nel suo lavoro di scavo. Certo, Freud ha più volte evocato l’archeologia come metafora della psicoanalisi; Freud tuttavia, evocando i resti perduti della città di Roma o di Pompei, intendeva sottolineare una forma particolare di traccia.

Il passato che Freud cerca di esplorare per comprendere la sofferenza nevrotica non è il passato della storia, inteso come mera successione di fatti.
A Freud infatti non interessa la semplice ricostruzione dei fatti storici. Allo psicoanalista interessa piuttosto quanto del passato è ancora vivo e attivo nel presente.
Nel lavoro di analisi infatti è in gioco l’esplorazione e la comprensione di un “passato che non passa”. In particolare, Freud osserva come non sia possibile ricostruire una vera e propria origine dei fenomeni o della vita psichica; piuttosto l’analisi fa sorgere l’importanza dell’intervallo che separa ciò che è accaduto dalla sua “lettura retroattiva”.
È la celebre nozione di “Nachträglichkeit”, che prevede la messa in parola, la ripresa a posteriori, dell’evento traumatico che viene così riformulato e sottratto all’incrostazione del passato per aprirsi al futuro. Questo lavoro, che avviene spontaneamente nell’elaborazione della vita psichica, viene ripreso anche in analisi.
Dal punto di vista della psicoanalisi la storia del soggetto non è quindi una semplice successione di eventi o di fasi; piuttosto l’analista lavora insieme all’analizzante nel dipanare una vera e propria matassa psichica fatta di sovrapposizioni, elementi che coesistono e si sovrappongono, di fatti e loro riletture.
Per questo Freud può affermare:
“Il dimenticato non è estinto ma solo "rimosso", le sue tracce mnestiche sono presenti in tutta la loro freschezza” (L’uomo Mosé)
Possiamo quindi dire che le tracce di cui si occupa la psicoanalisi sono importanti perché non sono semplici resti del passato, vestigia di un mondo perduto, privo di importanza per la dimensione psichica.
Piuttosto, le tracce di cui si interessa lo psicoanalista hanno a che fare con la commistione sempre presente tra elementi attuali e vestigia del passato che si nascondono nei sintomi, nelle parole e nel vissuto quotidiano del paziente. Si tratta in effetti di un passato che determina in modo attivo il presente del paziente, attraverso una logica che si mantiene attiva al di là del passare del tempo.
Per Freud, l’esplorazione dell’inconscio si associa da una parte all’esperienza dell’incontro con lo straniero, con ciò che scardina le certezze dell’Io circa la propria identità; dall’altra l’emergere dell’interiorità si associa all’esperienza del disorientamento, del perturbante, del non familiare, definito da Freud “unheimlich”.
La ragione dell’inconscio infatti è vissuta come una ragione alternativa a quella dell’Io col quale il soggetto solitamente si identifica.
La visione freudiana trova potenti echi anche nella filosofia esistenzialista; ad esempio, il filosofo Jean-Paul Sartre ha definito l’infanzia un “tempo che non tramonta mai completamente” nell’esistenza umana, intesa come un romanzo che ciascun soggetto è chiamato costantemente a “riscrivere”.
Per approfondire:
-Sigmund Freud – “Il perturbante”;
-Paul Ricoeur – “Attorno alla psicoanalisi”;
-Massimo Recalcati – “Elogio dell’inconscio”.
L’esperienza di scoperta dell’inconscio e della sua ragione hanno un effetto perturbante che Freud per primo ha sperimentato. Scrive infatti il padre della psicoanalisi:
“In un primo tempo ci si accorse soltanto che l'effetto di impressioni attuali doveva essere ricondotto a eventi del passato.
Tuttavia il ricercatore trova spesso di più di quanto vorrebbe.
Si fu indotti a risalire sempre più addietro in questo passato, e infine si sperò di potersi arrestare alla pubertà, epoca del tradizionale risveglio degli impulsi sessuali. Invano, poiché le tracce conducevano ancora più indietro, all'infanzia e ai primi anni di essa.”
(storia del movimento psicoanalitico)
Le scoperte dell’analisi hanno costretto Freud a fare i conti con la morale dell’epoca che prevedeva la scienza medica e quella psicologica. La necessità di separare scienza e moralismo rese possibile l’esplorazione dell’inconscio, facendo emergere la dimensione scabrosa che abita le profondità dell’animo umano.



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