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JUNG DIFENDE LA PSICOANALISI

  • 7 lug
  • Tempo di lettura: 5 min

Carl Gustav Jung è stato a lungo il delfino di Freud e uno dei più strenui difensori della psicoanalisi come strumento di cura della nevrosi e esplorazione dell’inconscio.

 

Fin dalle prime pubblicazioni di Freud, il movimento psicoanalitico è stato attaccato con l’accusa di legittimare condotte disdicevoli e immorali. In particolare, l’attacco alla psicoanalisi si focalizzava intorno al primato della sessualità nella vita psichica. La società vittoriana del tempo infatti preferiva reprimere ogni possibile manifestazione della sessualità, relegandola alla mera vita matrimoniale.

 

Di seguito la lettera che testimonia l’impegno di Jung in questa battaglia, inviata al Direttore del "Neue Zürcher Zeitung":

 

“Küsnacht, 28 gennaio 1912

 

Egregio signor direttore,

 

La ringrazio sentitamente per il cortese invito a pubblicare sul Suo giornale una parola conclusiva alla serie di articoli della "Neue Zürcher Zeitung". Una parola conclusiva su questo argomento potrebbe essere solo una difesa della verità scientifica che noi crediamo di scorgere nella psicoanalisi e che viene gravemente attaccata, oppure una difesa delle nostre personali qualità scientifiche…

 

Non prendo però in considerazione critiche scientifiche la cui quintessenza suona così: "Il metodo è moralmente pericoloso, perciò la teoria è errata"; oppure: "I fatti asseriti dai freudiani non esistono, ma derivano dalla fantasia malata di questi sedicenti ricercatori, e il metodo impiegato per scoprire questi fatti, è di per sé stesso logicamente errato." Nessuno può affermare a priori che certi fatti non esistono. È un argomento scolastico, ed è superfluo occuparsene.

 

Difendere e propagare la verità con grida di guerra mi ripugna. Se si eccettuano la Società psicoanalitica e la Società degli psichiatri svizzeri, non ho mai tenuto una pubblica conferenza senza esservi stato invitato; così pure il mio articolo sul "Raschers Jahrbuch" è nato solo per desiderio di Konrad Falke. Non amo farmi avanti a forza…

 

Certo, il pregiudizio e l'incomprensione quasi illimitata possono per lungo tempo ostacolare il progresso e la diffusione delle conoscenze scientifiche, e questa è probabilmente una necessità della psicologia di massa alla quale ci dobbiamo sottomettere. Se questa verità non parla da sé sola è una cattiva verità, e allora è meglio che muoia. Ma se è intimamente necessaria, essa si farà strada anche senza grida di guerra e senza marziali suoni di fanfare nel cuore degli uomini che pensano rettamente, e diventerà una componente essenziale della nostra cultura.

 

Le inamenità sessuali, che in molti lavori psicoanalitici occupano uno spazio che purtroppo è necessariamente ampio, non si devono ascrivere come una colpa alla psicoanalisi, perché la nostra attività medica, densa di fatiche e di responsabilità, non fa che portare alla luce le fantasie meno estensibili, mentre la colpa dell'esistenza di queste cose in parte brutte e ripugnanti dipende dalla falsità della nostra morale sessuale.

 

Ma non c'è quasi bisogno di ripetere una volta ancora a una persona ragionevole che il metodo educativo psicoanalitico non consiste solo in discussioni di psicologia sessuale, ma tocca tutti i settori della vita. Lo scopo finale di questa educazione, … , non è che l'uomo venga abbandonato alle sue passioni senza possibilità di salvezza, ma che arrivi appunto al necessario dominio di sé.

 

Sennonché, malgrado le assicurazioni di Freud e le mie, i nostri avversari desiderano che noi prescriviamo come ricetta la "bella vita", e lo affermano anche senza preoccuparsi di ciò che noi andiamo dicendo. In questo stesso modo viene trattata la teoria delle nevrosi, la cosiddetta teoria sessuale o della libido.

 

Io assicuro continuamente da anni, nelle mie conferenze e nei miei scritti, che il concetto di libido viene concepito in un senso estremamente generale, nel senso dell'istinto di conservazione della specie, e che nella terminologia psicoanalitica non sta affatto a significare l'"eccitazione sessuale locale", ma ogni tendenza e volontà nel campo dell'autoconservazione, e che in questo senso viene impiegato.

 

Mi sono pronunciato recentemente su questi problemi generali in un ampio lavoro, ma i nostri avversari desiderano e decretano che la nostra concezione è così come essi l'intendono, vale a dire "grossolanamente sessuale".

 

Gli sforzi che compiamo per esporre le nostre concezioni psicologiche sono completamente inutili, perché i nostri avversari vogliono che tutta questa teoria si presenti come una banalità innominabile. Di fronte a questa prepotente esigenza io mi sento troppo debole. Posso solo esprimere un sincero dolore perché, per via di un equivoco che vuole scambiare il giorno con la notte, molti non potranno utilizzare, con grande vantaggio della loro evoluzione etica, le straordinarie conoscenze che la psicoanalisi ci procura. E così pure mi dispiace che molti non possano cogliere l'impressione intensa che nasce dalla profondità e dalla bellezza dell'anima umana, perché passano via davanti alla psicoanalisi senza prestarvi attenzione.

 

Nessuna persona competente incolperà la ricerca, e i suoi risultati, dell'esistenza di uomini incapaci e irresponsabili che se ne servono per i loro giochi di prestigio… Dove andrebbe a finire la chirurgia se si incolpasse il suo metodo per ogni caso di morte? La chirurgia è molto pericolosa, specialmente nelle mani di uno stupido. Nessuno si affiderà a un chirurgo incapace o si farà operare di appendicite da un cerusico. Così si deve fare anche con la psicoanalisi. Non c'è dubbio che al giorno d'oggi esistano non solo medici incapaci, ma anche profani che applicano la psicoanalisi in modo incongruo o inabile, così come esistono medici incapaci e praticoni senza coscienza…

 

Temo che queste banalità finiranno per annoiare Lei, egregio Signor Direttore, e i lettori del Suo giornale, e mi affretto a concludere. Voglia scusarmi se ciò che ho scritto non riesce a celare del tutto un certo malumore; perché nessuno è tanto indipendente dal giudizio pubblico da non essere penosamente toccato quando il suo sincero sforzo scientifico viene screditato con troppa leggerezza.

 

Voglia accettare, stimatissimo Signor Direttore, i sensi del mio più profondo rispetto.

 

Suo devotissimo

 

Dottor JUNG”

 

Jung psicoanalisi

Questa lettera si colloca negli ultimi mesi della militanza di Jung all’interno del movimento psicoanalitico. Le crescenti ti discordanze teoriche con Freud, esacerbate con la pubblicazione del libro di Jung “La libido, simboli e trasformazioni” (1912), segneranno la rottura definitiva tra i due e l’inizio di una profonda crisi (in seguito rilevatasi profondamente generativa) dello psichiatra svizzero. Forse anche a questo scontro fa riferimento Jung, citando nella lettera il proprio “malessere”.

 

Per approfondire:

- Carl Gustav Jung – “Sulla psicoanalisi”;

- Carl Gustav Jung – “La libido, simboli e trasformazioni”;

- Sigmund Freud – “Resistenze alla psicoanalisi”.

 

Anche Freud ha dedicato ampie pagine alla resistenza che la psicoanalisi incontrava nel mondo scientifico e culturale del suo tempo.

 

Lo stravolgimento della prospettiva sulla natura umana imposto dalle scoperte psicoanalisi ebbe un grande impatto tanto sull’l’accoglienza accademica della psicoanalisi e alla sua accettabilità sociale.

 

Molti infatti accusarono la psicoanalisi di essere una sorta di “scienza degenerata” e perversa per l’attenzione data alla sessualità dell’adulto e del bambino.

 

Non a caso, tutti i totalitarismi, desiderosi di imporre un rigido controllo sulla morale sessuale, ostacolarono lo sviluppo della psicoanalisi, esiliando, arrestando gli psicoanalisti o impedendo loro di lavorare, bruciando i loro libri.

 

Ciò è avvenuto in Italia con la soppressione della Società Psicoanalitica, in Germania con i roghi dei testi degli autori psicoanalitici e in Unione Sovietica.

 
 
 

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