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JACQUES LACAN E “LALINGUA”

  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Quale lingua parliamo? Qual è il rapporto del soggetto con il linguaggio?

Certo, possiamo fare ricorso a molte lingue e a diversi linguaggi per esprimerci.

 

La pluralità delle lingue e dei linguaggi ha, fin dai tempi del mito della torre di Babele, marcato confini tra gli uomini.

L’impossibilità di capirsi è la maledizione che Dio infligge all’uomo di Babele, colpevole di voler essere divino; al contrario il dono dello Spirito Santo permetterebbe di superare questa barriera, rendendo possibile l’essere intesi da tutti gli uomini.

 

Il fantasma della lingua originaria anima da sempre l’uomo: l’Imperatore Federico II ha cercato di scoprire la “lingua originaria” dell’uomo, facendo allevare dei neonati da balie mute, perché non imparassero alcuna lingua ma piuttosto sviluppassero autonomamente quella “naturale”.

Il suo esperimento fu un fiasco.

 

L’esperienza della psicoanalisi radicalizza la “Babele delle lingue”: ognuno di noi infatti parla un linguaggio che non è il linguaggio comune.

 

Ogni paziente parla un linguaggio solo suo.

 

È nel linguaggio unico di ciascuno che si dirama il “tessuto” dell’inconscio. Nella storia di ogni persona, le parole assumono un peso diverso ed una vera e propria “materialità”, frutto delle parole dette, delle ferite subite e dei tabù incontrati.

 

La parola per definire questa dimensione radicalmente soggettiva del linguaggio è “Lalangue”, “la lingua” tutto attaccato. È un concetto che viene introdotto nel Seminario XX, “Ancora”.

 

“Lalangue” non ha a che fare con l'origine del linguaggio o con la comunicazione. Lacan scelse questo significante perché era il più possibile simile a “lallazione”. Lallazione, infatti è la ripetizione indefinita di rumori e fonemi, senza un riferimento o un senso preciso.

 

Lacan lalingua

Lacan paragona la lallazione (e lalingua) alle fusa di un gatto, perché le fusa vibrano lungo tutto il corpo dell’animale e manifestano un tipo di piacere unico. È il godimento infatti al centro dell’esperienza de “lalingua”.

 

Queste fusa precedono la distinzione tra significante e significato e vanno al di là del mero insieme dei fonemi.

 

Alla nascita, il bambino può potenzialmente parlare tutte le lingue del mondo e pronunciare tutti i fonemi. In seguito, imparando una certa lingua, perde queste capacità.

 

Ma il godimento che si associa alla lingua che usiamo rimane. Lalingua è una vera e propria “sostanza sonora” e continua a circolare nel linguaggio che usiamo. Essa fonda la possibilità dell’inconscio, perché è legata al rapporto del soggetto con il linguaggio stesso.

 

Nella conduzione della cura, lo psicoanalista si serve di tutti gli strumenti della retorica, della grammatica e della logica per illuminare l'opacità di ciò che viene detto. Compito dell’analista infatti è resistere al senso, “non capire”, per far emergere lalingua particolare del paziente.

 

L’analista fa anche un “uso poetico” del suo materiale sonoro. In seduta si fa ricorso all’onomatopea, all’omofonia e all’assonanza per mettere in moto l'inconscio.

 

Ogni paziente in analisi scopre il proprio “saperci fare” con Lalingua.

Essa, sottolinea Lacan, "supera di gran lunga ciò che si può spiegare in termini di linguaggio".

 

Lacan ha più volte sottolineato che l'inconscio è “strutturato come un linguaggio” e quindi non come Lalingua, che invece ha a che fare con il reale del godimento.

Esplorare Lalingua permette di far emergere ciò che ha toccato l’esistenza di ogni paziente.


Per approfondire:

-Jacques Lacan - “Il Seminario, Volume XX, Ancora”;

-Adriano Primadei e Angelo Villa – “Note nella cura: musica, psicoanalisi e musicoterapia”;-

-Alberto Russo Previtali – “Zanzotto/Lacan. L’impossibile e il dire”.

 

Lalingua resta strutturalmente ambigua perché non ha a che fare con il “senso”, bensì con il godimento che parassita la parola. L’esperienza del linguaggio infatti è irriducibile alla comunicazione o alla funzione di computazione dei fatti o delle informazioni.

 

Lalingua mostra la dimensione più intima del linguaggio, la sua componente godente e corporea. Ne Lalingua l’organo del linguaggio diviene canale di espressione e scarica della pulsione.

 

Nella letteratura, ben prima della linguistica, si è cercato di definire regole per l'uso del linguaggio.

 

La costruzione della conoscenza sul linguaggio è stata accompagnata dalla codificazione delle convenzioni retoriche.

Se da una parte abbiamo quindi delle convenzioni universali per l’uso di una lingua, dall’altra abbiamo l’esperienza più radicale e intima dell’uso del linguaggio, che, come abbiamo visto, Lacan indica con Lalangue.

 
 
 

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