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JACQUES LACAN E IL DESIDERIO DELLA LARVA

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

 Gli psicoanalisti sono sempre stati alla ricerca di metafore per descrivere le loro scoperte.

Lo psicoanalista francese Jacques Lacan ha dedicato gran parte delle sue osservazioni alle complesse dinamiche del desiderio inconscio.

 

Il desiderio, per Lacan, assomiglia ad un “furetto”, che fugge da tutte le parti, rifiutando di sottomettersi alla padronanza dell’Io.  Nel desiderio Lacan reperisce una ragione, una logica inedita, diversa da quella della coscienza.

 

Nell’analisi del desiderio, Lacan coglie diversi aspetti: da una parte il desiderio si lega alla “pulsione di vita”, alla spinta generativa di realizzazione del potenziale e del talento; dall’altra, il desiderio sarebbe profondamente intrecciato con la "pulsione di morte", con una spinta mortifera e dissipativa.

 

Questa seconda versione del desiderio è chiamata da Jacques Lacan “desiderio della larva”.

In cosa consiste?

 

Lo psicoanalista francese osserva questa particolare configurazione del desiderio nell’analisi delle nevrosi e psicosi infantili. In particolare, nel bambino vi sarebbe un desiderio fusionale, di unione simbiotica totale con la madre.

 

Si tratta di un’osservazione già presente in Freud: il bambino vorrebbe saturare con il proprio essere la “mancanza” che abita la madre, creando una diade chiusa e inscindibile. Questa alleanza metterebbe il bambino nella posizione di oggetto di godimento della madre, impedendo il sorgere della soggettività.

 

Questo equilibrio verrebbe meno con il sorgere dell’Edipo e con il conflitto simbolico con la figura paterna. È la fase dello svezzamento, delle prime separazioni dopo una fase di unione radicale.

 


Per cogliere la “logica della larva” dobbiamo interrogare il desiderio di crescere.

 

Il bambino vuole crescere? Che posto occupa la crescita per il bambino?

 

Chiunque osservi un bambino, può coglierlo chiaramente: il desiderio di crescere è presente solitamente nel momento della sfida; sul versante dell’amore, invece, il bambino cerca la stasi, l’evitamento di ogni evoluzione. La crescita è una minacciosa promessa di cambiamento, fonte di angoscia.

 

Il bambino pare chiedersi: “se le cose cambieranno, sarò ancora amato?”

 

Ecco il cuore del “desiderio della larva”: tutto deve rimanere così com’è, così da garantire la prosecuzione dell’idillio d’amore con la madre. Un paradiso però chiuso ed asfissiante, senza vie d’uscita. Il prevalere della dimensione melanconica si sposa con la posizione parassitaria che il bambino finisce per occupare; al centro abbiamo il vivere per l’altro, dipendendo integralmente dall’altro, saturando in cambio la sua mancanza, in una fusione senza tempo.

 

Questo forma di congelamento del soggetto appare evidente nelle forme di nevrosi che più radicalmente hanno a che fare con gli inciampi nel processo di separazione e di soggettivazione, come accade nei sintomi alimentari.

 

Al sintomo alimentare si associa spesso un’incapacità di scegliere, di separarsi, di esprimere autonomia, una marcata chiusura o lo scivolamento nella compiacenza rispetto alle richieste dell’altro.

 

Vi è poi una seconda versione del “desiderio” silenzioso della “larva”: il sintomo alimentare non riflette solo una fissazione orale del soggetto, un suo attaccamento fusionale all’altro; in gioco abbiamo anche una disperata e silenziosa manovra di protezione del desiderio dal cannibalismo psichico dell’altro.

 

Al troppo di presenza dell’altro, il soggetto risponde chiudendosi, serrando la bocca, rifiutando il cibo offerto dall’altro.

 

Osserva Lacan:

“è il bambino nutrito con più amore a rifiutare il nutrimento e ad orchestrare il suo rifiuto come un desiderio… In fin dei conti il bambino, rifiutando di soddisfare le domande della madre, non esige forse che la madre abbia un desiderio fuori di lui?”

 

(“I complessi familiari”)

 

Per approfondire:

-Jacques Lacan – “I complessi familiari nella formazione dell’individuo”;

-Massimo Recalcati – “L’ultima cena”;

-Laura Pigozzi –“Sorelle”.

 

Il “desiderio della larva” rappresenta una torsione “securitaria” del desiderio: la chiusura invece dell’apertura; l’Uno invece dell’incontro con l’altro; il fuori tempo invece del futuro e dell’imprevisto.

 

La ricerca dello stesso e dell’uguale risponde alla necessità di contenere la profonda angoscia legata all’irrompere sulla scena della pulsione come altro ingovernabile e che si sottrae alla padronanza dell’Io.

 

Come un cavallo imbizzarrito che si sottrae ai comandi del suo spaventato domatore, la pulsione anima il corpo costringendo il soggetto a fari conti con nuove sfide: crescere, amare, incontrare, contaminarsi ed aprirsi.

 

A tutto questo la larva dice “No!”, preferendo la chiusura della prigione psichica alla vertigine della libertà e dell’incontro con l’altro.

 

 

 

 
 
 

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