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IL SOGNO DI GILGAMEŠ

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

L’Epopea di Gilgameš è forse l’opera più antica di cui abbiamo notizia. La prima versione di questo racconto pare essere stata scritta nella città di Babilonia, nel 1800 a.C.. La storia di questo antico eroe è stata codificata circa 4000 anni fa. Il racconto del mitico eroe-sovrano è scritto in caratteri cuneiformi, nella lingua accadica, su tavolette d’argilla. Le avventure di Gilgameš hanno avuto enorme successo nel mondo antico e il loro eco è giunto fino al Medioevo.

 

La riscoperta dell’Epopea di Gilgameš avviene circa duecento anni fa, quando studiosi inglesi, assirologi ed esperti di scrittura cuneiforme, traducono le tavolette della “Biblioteca di Assurbanipal”, immenso archivio di 20.000 tavole possedute dall’antico imperatore degli Assiri.

 

Gilgameš era il Re della città di Uruk, membro della casata reale sumerica. Il suo nome è contenuto in un’antica lista di divinità, come figlio della dea Ninsun. È considerato un re divinizzato, elevato a divinità degli inferi.

 

“Il divino Gilgameš - suo padre è uno sconosciuto- signore di Kullab, regnò 126 anni”

 

Prima dell’avvento di Gilgameš, così raccontano le iscrizioni sulle tavolette, il mondo era stato devastato da un diluvio universale (elemento che ha avuto grande impatto sul pubblico europeo).

 

Tra i molti racconti contenuti nell’Epopea, sono presenti anche numerosi sogni.

Ecco il sogno, uno dei più celebri,

di Gilgameš:

 

“Nel mezzo della notte mi aggiravo con orgoglio tra la mia gente. Vi erano delle stelle in cielo. Improvvisamente, una delle stelle del dio del cielo Anu cadde su di me. Tentai di sollevarla, ma era troppo pesante per me. Tutta Uruk si raccolse intorno a questa stella e la gente ne baciò la base. La abbracciai e la amai come una moglie”

 

sogno Gilgameš

Il sovrano racconta alla propria madre, la dea Ninsun, il sogno; l’interpretazione della dea è la seguente: la stella nel cielo è in realtà un forte compagno, che lo seguirà nelle sue avventure.

 

Anche gli psicoanalisti si sono interessati a questo sogno, cercando di decifrare cosa si possa nascondere in questa formazione dell’inconscio.

 

La psicoanalista Marie-Louise Von Franz, allieva di Carl Gustav Jung, sostiene che in questo sogno sia possibile cogliere le tracce dell’“uomo collettivo”, colui che adempie ad un ruolo collettivo di potere. Nella stella invece sarebbe possibile cogliere il simbolo di unità della persona.

 

Fino all’apparizione della stella, Gilgameš sarebbe stato un re ordinario, senza imprese da poter vantare. La caduta della stella cambia le cose: un destino pesantissimo crolla sulle spalle del sovrano; Gilgameš deve farsi quindi carico del proprio destino individuale e unico, rimasto occultato dal ruolo di uomo collettivo, di sovrano.

 

Gilgameš deve quindi imprimere una svolta alla propria vita, facendosi carico del proprio destino, che appare nella forma di un grande fardello. La caduta della stella mette in crisi la sua fiducia nella forza e nella sua autorità. Il peso dell’astro lo piega e il popolo bacia la stella, non i piedi del sovrano.

 

Ecco, secondo Von Franz, il messaggio nascosto nel sogno: “Non prendere l’onore e le ovazioni del popolo tutte per te; è la stella che porti sulla schiena che esso venera. Bisogna che tu diventi un individuo unico. È questo che il popolo venera in te, non te. E questo costituisce il tuo fardello più pesante”.

 

Da quel momento, avrebbe avuto inizio il viaggio di Gilgameš alla ricerca dell’immortalità.

 

Ancora oggi si utilizza l’espressione “seguire la propria stella”: al costo di seguire un destino di isolamento e di solitudine, si tratta di lasciare il sentiero ordinario, per trovare il proprio.

 

La fatica di questo compito spinge molti, spiega Von Franz, a proiettare l’unicità e la grandiosità del proprio essere interiore su figure esterne, delegate a realizzare per il soggetto il proprio progetto, asservendosi ad esse.

 

Così avviene in analisi: l’analista si fa oggetto delle proiezioni del paziente, le contiene fino a restituirle al paziente stesso, così che possa integrarle nuovamente nella propria personalità.

 

Per approfondire:

-Marie-Louise Von Franz – “Il mondo dei sogni”;

-Giorgia Fracca – “I figli di Gilgameš - Omogenitorialità e Psicoanalisi”;

-Dieter Bürgin – “Psychoanalytic and Anthropological Considerations of Gilgamesh. A Lost Illusion”.

 

La storia di Gilgameš ha attraversato i millenni e ancora oggi conserva tutto il suo fascino; la longevità di questo racconto affonda le radici nelle profonde tematiche che affronta: la lotta e l’amicizia, la vita e la morte, l’amore e la passione.

 

L’eroe abbandona la sua città, il suo regno, e decide di viaggiare per superare la morte dell’amico – avversario Enkidu, sua ombra.

 

Giunto sulla terra per annientarlo, Enkidu diventa il compagno di avventure di Gilgameš. Tra i due nasce un legame, che spinge i due ad esplorare il mondo. La morte prematura di Enkidu colpisce Gilgameš, spingendolo a cercare il segreto dell’immortalità.

 

 

 

 

 
 
 

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