I CANI DI FREUD
- 5 lug
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“Vede, Jofi si è così eccitata perché lei è stato in grado di scoprire la sorgente della sua ansia!”
(Sigmund Freud durante una seduta con Roy Ginker, suo paziente)
La casa di Freud a Vienna, al 19 di Bergasse, è stata per oltre 40 anni un luogo animato da familiari, pazienti e amici del padre della psicoanalisi. La famiglia di Freud era composta anche da alcuni animali, amati in particolare da Sigmund e dalla figlia Anna.
Il primo animale in casa fu un pastore tedesco, chiamato “Wolf”, di proprietà di Anna, anche lei psicoanalista. Wolf passò una decina d’anni con i Freud (circa dal 1925 al 1936) e Freud arrivò a definirlo “un anziano gentiluomo”.
Quando nel 1927 Wolf morse Jones, allievo e biografo di Freud, in una lettera a Max Eitingon, Freud spiegò: “ho dovuto punirlo, ma l’ho fatto molto controvoglia perché in realtà Jones se lo meritava”.
Nel 1928, Dorothy Burlingham regalò a Freud un chow chow di nome “Lün-Yu” che significa “bellezza”. Freud poi ricevette in dono da Marie Bonaparte un secondo chow chow, chiamato “Jofi”, sorella di Lün-Yu. Il nome “Jofi” significa in ebraico “bene” oppure “va bene”. La Bonaparte, paziente ed allieva di Freud, possedeva la sorella di Jofi, chiamata “Topsy”. Tuttavia Lün-Yu dovette essere adottata dai Deutsch, per i continui litigi con Jofi.
La cagnolina Jofi annunciava l’arrivo dei pazienti, abbaiando al suono del campanello, e molti pazienti raccontano facesse compagnia a Freud durante le sedute.
I pazienti che hanno fatto l’esperienza dell’analisi con Freud raccontano dell’atteggiamento attento e sensibile di Jofi: quando i pazienti erano calmi la cagnolina si avvicinava a loro per essere carezzata, mentre si teneva distante davanti a pazienti più ansiosi. I bambini, in particolare, trovavano in Jofi un’alleata preziosa per combattere l’ansia e la fatica delle sedute.
Freud era molto affezionato a Jofi. In una lettera a Marie Bonaparte scrisse:
“Le ragioni per cui si può in effetti voler bene con tanta singolare intensità a un animale come Jofi, sono la simpatia aliena da qualsiasi ambivalenza, il senso di una vita semplice e libera dai conflitti difficilmente sopportabili con la civiltà, la bellezza di un’esistenza in sé compiuta. E, nonostante la diversità dello sviluppo organico, il sentimento di intima parentela, di un’incontestabile affinità... Spesso, nel carezzare Jofi, mi sono sorpreso, a canticchiare l’aria dell’amicizia nel Don Giovanni: “Voglio che siamo amici””

Cosa pensava Freud dei cani?
In una lettera affermò:
“I cani amano i loro amici e mordono i loro nemici, proprio al contrario degli esseri umani, che sono incapaci di amore puro e devono mescolare amore e odio nelle loro relazioni oggettuali.”
In famiglia erano amati e coccolati. Come scrisse il figlio di Freud, Martin: “La mia famiglia, e mio padre in modo enfatico, era diventata inconsciamente amante dei cani”.
Roy Ginker racconta nelle sue memorie dell’analisi con Freud, quanto Jofi fosse molto “attiva” durante le sedute: se la cagnolina si alzava e grattava alla porta per uscire, Freud era solito dire: “Jofi non approva quello che lei sta dicendo”. E se Jofi invece voleva rientrare, avrebbe detto: “Jofi ha deciso di darle un’altra opportunità”.
Un aspetto spesso citato è la funzione di “segretaria” svolta da Jofi, solita alzarsi dalla sua cuccia una volta percepito lo scorrere del tempo della seduta. Quando la cagnolina si muoveva, il tempo era finito.
Jofi fu la fedele amica di Freud dal 1930 fino al 1937, anno in cui il cane morì.
Scrisse all’amico Arnold Zweig:
“A parte il lutto, è molto irreale, e ci si chiede quando ci si abituerà. Ma, naturalmente, non è facile superare sette anni di intimità”.
Questo fu un duro colpo per Freud, al punto che riprese Lün-Yu e la portò con sé anche nella sua fuga nel 1939. Descrivendo quei mesi a Jones, l’anziano Freud scrisse di “non poter andare avanti senza un cane”.
Per approfondire:
-Gary Genosko – “Undisciplined Theory”;
-Élisabeth Roudinesco – “Sigmund Freud”;
-Clifford Yorke – “Anna Freud”.
Hilda Doolittle descrive nel dettaglio il modo in cui Jofi la salutò sulla porta:
“Una piccola creatura leonina si avvicinava a me con passo felpato – di fatto, una vera e propria leonessa. Era emersa dal sacro spazio interno o si era manifestata da sotto o dietro al divano ... Mi piego per salutare la creatura, ma il Professore dice “Non la tocchi, morde. Non va d’accordo con gli sconosciuti...” Sono pronta a correre il rischio e, non solo continuo a chinarmi verso di lei, ma mi accovaccio sul pavimento così che possa mordermi meglio, se vuole. Ed ecco che Jofi mi strofina il muso sulla mano ...”
Jones racconta un episodio che riguarda Lün-Yu, riferito da Felix Deutsch; Quando Deutsch accettò di prendersi cura di Lün mentre Dorothy Burlingham era in vacanza, le capitò di esclamare:
“Questa cagna rappresenta davvero un caso psicosomatico!”
La cagnolina infatti, per la disperazione della Deutsch, cominciò a manifestare i segni di quella che poi sarà diagnosticata come una pseudo-gravidanza.
Scrive Duetsch:
“Passarono varie settimane senza cambiamenti nel suo comportamento. Alla fine del secondo mese, però, le si cominciarono a gonfiare i capezzoli e comparve il colostro. Cominciò a ingrossare rapidamente. Quando si trovava in strada grattava e scavava in terra dei buchi, segni inconfondibili della gravidanza. Mi rassegnai all’inevitabile e invece non accadde nulla. Al contrario, al quarto mese invece di aumentare, questi sintomi iniziarono a diminuire. Corsi con la cagna dal veterinario. Diagnosi: pseudo-gravidanza. Ha mai sentito di una pseudo-gravidanza in una cagna? Sono quasi propenso a dire che può succedere solo al cane di un’analista”.



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