PLATONE E IL MITO DELLA CAVERNA
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Platone è il padre della filosofia e del pensiero occidentale. Allievo di Socrate e maestro di Aristotele, Aristocle figlio di Aristone (questo il suo vero nome), è vissuto ad Atene e ha insegnato per anni nell’Accademia, la scuola che ha fondato nel 387 a.C.
Il “mito della caverna”, descritto da Platone nel libro VII della “Repubblica”, è una delle allegorie più celebri della filosofia. Questo racconto rappresenta il tortuoso e difficile percorso dell'essere umano dall’ignoranza alla conoscenza della verità.
Platone immagina degli uomini “incatenati fin dall'infanzia” all'interno di una caverna; questi sarebbero costretti a guardare soltanto la parete di fronte a loro. Alle loro spalle arde un fuoco e, tra il fuoco e i prigionieri, passano persone e oggetti che proiettano ombre sulla parete.
Agli occhi dei prigionieri, le ombre costituiscono l'unica realtà possibile: “Essi non potrebbero considerare vero altro se non le ombre degli oggetti artificiali”.
L'allegoria prosegue con un evento inaspettato: la liberazione di uno dei prigionieri.
Inizialmente egli prova dolore e smarrimento: la luce lo acceca e la nuova realtà gli appare incomprensibile. Solo un poco alla volta egli si abitua a guardare gli oggetti, il cielo e infine il sole, simbolo dell'Idea del “Bene” e della conoscenza autentica.
Platone descrive così il difficile passaggio dall'illusione alla verità, sottolineando che
“l'educazione non consiste nel mettere la vista negli occhi dell'anima, ma nel volgerla nella direzione giusta”

L’uomo liberato, divenuto sapiente e filosofo, una volta ottenuta la conoscenza, ha il dovere di ritornare nella caverna. Il suo compito è aiutare gli altri uomini a liberarsi, anche se questi potrebbero non comprenderlo e persino osteggiarlo.
Il mito della caverna di Platone può essere letto attraverso la lente della psicoanalisi.
I prigionieri vincolati nella caverna possono essere intesi come gli uomini ordinari, che vivono la loro vita con il “pilota automatico”, senza porsi troppe domande sulla loro condizione o sul mondo intorno a loro. Il pensiero stesso, sottolinea Freud, nasce a partire dalla frustrazione, non come funzione emergente. Se tutto fila liscio, perché pensare?
Le ombre della caverna del mito possono essere paragonate alle rappresentazioni distorte attraverso cui l'essere umano legge la realtà. Se i prigionieri scambiano le ombre per la verità, così l'individuo, secondo Freud, vive sotto l'influenza di meccanismi inconsci, le difese, che deformano la percezione di sé e del mondo che lo circonda.
Animata dalla spinta della sofferenza causata dalla nevrosi, la psicoanalisi offre l’occasione di portare alla luce ciò che sfugge allo sguardo della coscienza. In questo senso, la frase di Freud: «Dove era l'Es, Io devo avvenire» esprime l'obiettivo di far emergere quegli aspetti della psiche rimasti inconsci, così da ampliare la sfera vitale dell’individuo.
Anche il processo di liberazione del prigioniero evoca la meta del trattamento psicoanalitico. L'acquisizione della verità psichica del soggetto non è immediata né priva di sofferenza. Anzi, è proprio la sofferenza della nevrosi a motivare il paziente nello scoprire il discorso inconscio che lo abita.
Allo stesso tempo, il paziente in analisi può soffrire nel confrontarsi con aspetti rimossi della propria personalità, perché dolorosi o inaccettabili.
Freud osserva infatti che il paziente oppone una forte resistenza alla scoperta delle proprie verità interiori, poiché queste possono mettere in crisi le convinzioni e gli equilibri costruiti nel corso della vita.
Per approfondire:
-Platone – “Repubblica”;
-Sigmund Freud – “L’Io e l’Es”;
-Marco Solinas – “Platone e Freud”.
In conclusione, il mito della caverna di Platone e la psicoanalisi hanno in comune l'idea che l'essere umano viva in una condizione di limitata consapevolezza.
Sia il filosofo sia lo psicoanalista guidano l'individuo in un percorso difficile (ma a volte necessario) di scoperta della propria verità.
Se per Platone la verità coincide con il mondo delle Idee e con il Bene, per la psicoanalisi essa consiste nella conoscenza delle dinamiche inconsce che influenzano la vita psichica, a partire dal conflitto tra i propri desideri e le istanze della Civiltà.
In entrambi i casi, la liberazione dalla “caverna” richiede una rettifica soggettiva, ovvero la disponibilità da parte del soggetto a mettere in discussione le proprie certezze costituite, per giungere ad una comprensione più autentica della realtà e di se stesso.



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