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JACQUES LACAN E IL GRAFO DEL DESIDERIO

6 ott
Tempo di lettura: 5 min

“Devo ora esporvi molto più dettagliatamente la topologia che ho sviluppato nel corso dei miei insegnamenti negli ultimi anni, cioè introdurre un certo grafo… Esso servirà qui a mostrare dove si situa il desiderio in rapporto a un soggetto definito sulla base della sua articolazione attraverso il significante.”

(Jacques Lacan)

 

Pensatore originale e creativo, Jacques Lacan ha tentato di rifondare la psicoanalisi su pilastri quali la linguistica, la logica e la topologia. Nel corso della propria ricerca, ha elaborato diversi schemi, utili per spiegare la logica del funzionamento psichico e dell’inconscio.

Tra queste formalizzazioni, il “grafo del desiderio” occupa una posizione centrale.

 

Lacan ha introdotto il grafo nel corso degli anni Cinquanta, in particolare nel V e nel VI Seminario, per poi formalizzarlo in versione definitiva negli “Scritti”, nel testo “Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nell’inconscio freudiano” (1960).

 

Conoscere il gravo del desiderio permette di afferrare l’intero impianto teorico della psicoanalisi di Lacan: esso costituisce un tentativo di articolare tra loro alcuni elementi fondamentali tra cui il soggetto e l’Altro, il linguaggio, il desiderio e la domanda.

 

Il punto di partenza del grafo è l’articolazione del bisogno in appello e domanda all’altro. Il bisogno del bambino che si esprime nella forma del grido e del lamento viene interpretato dall’altro genitoriale, come dotato di un senso.

Questa prima fondamentale interpretazione segna il passaggio alla domanda, destinata a tornare al soggetto per il resto della vita nella forma del celebre “Che vuoi?”.

 

Dice Lacan:

“Per questo la domanda dell’Altro, che ritorna al soggetto dal luogo in cui egli attende un oracolo, sotto la forma di un “Che vuoi?”, è quella che conduce nel modo migliore sulla via del proprio desiderio.”

 

In questa operazione di interpretazione, troviamo la prima connessione tra significante (grido) e significato (interpretazione dell’altro), che Lacan chiama processo di “significazione”.

 

Il grafo rende visibile questa connessione logica attraverso il “punto di capitone”:

 

«In esso si articola ciò che ho chiamato il “punto di capitone”, attraverso il quale il significante arresta lo scivolamento altrimenti indefinito della significazione.»

 

Il punto di capitone indica infatti il modo in cui, nella retroazione della catena significante (il significato emerge solo quando la catena delle parole si conclude), un significato viene provvisoriamente fissato.

 

La domanda, tuttavia, non si esaurisce mai nell'oggetto che apparentemente richiede. Quando il bambino domanda qualcosa all'Altro, domanda anche, implicitamente, di essere riconosciuto e amato.

 

È precisamente nello scarto tra ciò che viene domandato e ciò che può essere soddisfatto che emerge il desiderio.

 

Il desiderio è ciò che resta quando la domanda è stata soddisfatta, ma qualcosa continua a mancare.

 

grafo Lacan

In primo luogo, il desiderio nasce nel campo dell'Altro perché il soggetto diventa soggetto soltanto entrando nel linguaggio. Prima ancora di parlare, egli è già inscritto in una rete di significanti: ha un nome, una genealogia, una posizione nella famiglia, aspettative che lo riguardano, parole attraverso le quali viene identificato.

 

Il soggetto non inventa quindi autonomamente il linguaggio attraverso cui esprime i propri desideri. È piuttosto il linguaggio a precederlo.

 

In secondo luogo, il soggetto desidera essere desiderato dall'Altro. La domanda fondamentale non è soltanto “che cosa voglio?”, ma anche: “Che cosa vuole l'Altro da me?”

 

Questa domanda costituisce uno dei punti decisivi della teoria lacaniana del desiderio.

 

Nella formula completa del grafo, Lacan rappresenta due livelli che si intersecano. Il primo riguarda il livello della catena significante, cioè la successione dei significanti attraverso i quali il soggetto parla (ciò che si dice). Il secondo introduce la dimensione del desiderio e della domanda rivolta all'Altro.

 

Il grafo permette così di comprendere una delle tesi fondamentali di Lacan: il soggetto dell'inconscio non coincide con l'Io cosciente.

 

Si tratta della divisione tra la linea dell’enunciato (quanto viene detto) e quella dell’enunciazione (livello del desiderio): il livello dell’Io e il livello del soggetto dell’inconscio.

 

Inoltre, nel grafo vediamo collocato anche il “fantasma” inconscio, uno dei concetti che Lacan riprende da Freud e rielabora in modo approfondito, facendone uno dei pilastri della propria concezione della psicoanalisi.

 

Il fantasma fornisce al soggetto una risposta alla domanda angosciante relativa al desiderio dell'Altro (“Che vuole l’Altro da me?”). Attraverso il fantasma, il soggetto costruisce una scena nella quale può collocarsi rispetto a ciò che immagina l'Altro desideri da lui.

 

Il fantasma è quindi una struttura attraverso la quale il soggetto organizza il proprio rapporto con il desiderio, che è sempre il “desiderio dell’Altro”.

 

Per approfondire:

-Alfredo Eidelsztein, ‎M. Milanaccio – “Il grafo del desiderio. Formalizzazioni in psicoanalisi”;

-Raffaele De Luca Picione – “L’impresa topologica di Jacques Lacan”;

-Jacques Lacan – “sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nell’inconscio freudiano”.

 

L'Io può dire “io so ciò che voglio”, ma l'esperienza clinica della psicoanalisi mostra il contrario.

 

Il soggetto può dire qualcosa e, nello stesso momento, lasciar emergere attraverso un lapsus, un sogno, un sintomo o una dimenticanza qualcosa che contraddice ciò che credeva di voler dire.

 

Il cuore teorico del grafo è nel concetto di mancanza.

 

La mancanza non è semplicemente una privazione contingente che potrebbe essere eliminata ottenendo l'oggetto giusto (bisogno). È in gioco una mancanza strutturale, prodotta dall’azione sul del soggetto del linguaggio (“il bagno nel linguaggio”).

 

Entrando nel linguaggio, il soggetto perde la possibilità di coincidere immediatamente con i propri bisogni e con il proprio essere. Per darsi una consistenza, il soggetto è costretto a rappresentarsi attraverso altri significanti.

 

Il soggetto diventa quindi inevitabilmente un soggetto diviso, non compatto né coincidente.

 

L'importanza del grafo non è soltanto teorica. Esso ha conseguenze decisive per la pratica psicoanalitica. Se il desiderio non coincide con la domanda cosciente, allora l'analista non deve semplicemente soddisfare la domanda del paziente.

 

La psicoanalisi non risponde necessariamente fornendo una soluzione immediata. Al contrario, cerca di permettere al soggetto di interrogare la propria domanda e di incontrare ciò che in essa eccede il significato consapevole.

 

L'analista deve quindi prestare attenzione non soltanto a ciò che il paziente dice, ma anche al modo in cui lo dice, alle ripetizioni, agli equivoci, ai silenzi, alle interruzioni, ai lapsus e agli elementi apparentemente marginali del discorso.

 

Il desiderio può emergere proprio là dove il discorso cosciente si interrompe.

 

Quando otteniamo ciò che pensavamo di desiderare, il desiderio può spostarsi verso un altro oggetto. Questo accade perché il desiderio non è causato semplicemente dall'oggetto, ma dalla mancanza che l'oggetto viene temporaneamente a saturare.

 

Il desiderio, perciò, non è eliminabile attraverso la soddisfazione.

 

Da questo punto di vista il desiderio possiede anche una funzione positiva, perché impedisce al soggetto di ridursi a un'identità completamente chiusa e rigida, sulla falsa riga dell’istinto animale.

 

Desiderare significa essere in rapporto con ciò che ancora non è stato raggiunto, con ciò che non è completamente conosciuto e che continua ad interrogare il soggetto.

 

L'obiettivo dell'analisi è piuttosto permettere al soggetto di assumere una posizione diversa rispetto al proprio desiderio.

 

Il grafo del desiderio può dunque essere letto come una vera e propria “mappa” della soggettività lacaniana.

 

Esso mette in relazione:

 

il linguaggio;

la catena significante;

la domanda;

il desiderio;

l'Altro;

il soggetto barrato ($);

il fantasma;

l'oggetto piccolo a;

la mancanza.

 

Il valore fondamentale del grafo del desiderio consiste dunque nel mostrare che, per Lacan, il desiderio non appartiene semplicemente all'interiorità psicologica dell'individuo.

 

Il grafo rende visibile questa struttura paradossale: il soggetto cerca nell'Altro la risposta al proprio desiderio, ma incontra nell'Altro una mancanza che è anche la propria.

 

In questa prospettiva, il grafo del desiderio rappresenta una delle formulazioni più rigorose della tesi lacaniana secondo cui l'inconscio è strutturato come un linguaggio: il desiderio non parla semplicemente attraverso il soggetto; è il soggetto stesso che, attraverso il linguaggio, viene a trovarsi inscritto nella struttura del proprio desiderio.

 
 
 

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