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IL CONTROTRANSFERT

27 set
Tempo di lettura: 3 min

Il controtransfer è un concetto fondamentale della tecnica e della pratica psicoanalitica. Sigmund Freud lo ha descritto come “un risultato dell’influsso del paziente sui sentimenti inconsci dell’analista”.


Per Lacan può essere definito invece come “la somma dei pregiudizi, delle passioni, degli imbarazzi o dell’insufficiente informazione dell’analista in un certo momento del processo dialettico”.

 

L’azione del controtransfert si traduce solitamente in un blocco del processo analitico.


Se la prima generazione di psicoanalisti era concorde nel seguire l’indicazione freudiana di lavorare in analisi l’emergere di questi vissuti, in seguito il concetto di contro transfert verrà rivisto e connesso a quello di “identificazione proiettiva”.

 

In sostanza, molti analisti post freudiani tendono a considerare il vissuto dell’analista in seduta come l’effetto delle proiezioni del paziente. Tuttavia questa concettualizzazione (che trova eco in concetti quale l’empatia) rischia di allargare in modo selvaggio i confini di un costrutto nato con dei paletti ben precisi.

 

Il rischio infatti è che una concezione allargata del controtransfert porti ad una confusione tra inconscio dell’analista e inconscio del paziente. Essi sono certamente in connessione, ma non costituiscono un elemento unico.

 

In questo senso, è celebre un episodio che vede protagonista Melanie Klein: durante la supervisione, un giovane analista disse: “ho interpretato al paziente che aveva messo la sua confusione in me”, lei rispose: “no caro, non è così, tu eri confuso!”.

 

Abbiamo una preziosa testimonianza dell’azione nefasta del controtransfert nelle memorie di Margaret Mahler:

 

“Nel 1926 la Deutsch mi informò che l’autunno seguente avrei potuto iniziare con lei un’analisi di didattica…. Sembrava che la Deutsch ce la mettesse tutta per farmi sentire una cittadina nel secondo ordine, fra i ranghi della psicoanalisi…

Durante la nostra prima seduta fu molto esplicita nell’esporre le circostanze che avevano determinato il mio trattamento con lei. Mi aveva preso in analisi, disse, al 90% perché Ferenczi l’aveva pregata di farlo…

La Deutsch fece con me circa 50 o 60 sedute. La sua chiara ambivalenza nei confronti della mia analisi si traduceva nella frequenza con cui le annullava all’ultimo momento. La sua cameriera telefonava al mio studio, avvisandomi che la dottoressa non poteva vedermi, quel giorno, per questo o quel motivo…”

 

Questi episodi interrogano profondamente il desiderio dell’analista, concetto fondamentale nello svolgere la funzione analitica. Quale desiderio spingeva la Deutsch nei confronti della sua paziente?

 

Prosegue la Mahler:

“Infine, dopo circa 13 o 14 mesi, la Deutsch mi informò che intendeva concludere la mia analisi didattica perché ero “inanalizzabile”.

Non mi diede mai una spiegazione schietta del suo giudizio, ma io avevo già dei sospetti sui motivi dell’ambivalenza che avevano nutrito fin dall’inizio nei miei confronti; perché lei era risultata antipatica, lo venni a sapere in seguito.

I motivi a cui mi riferisco riguardano il pagamento dell’analisi. Data la mia modesta situazione finanziaria, non ero in grado di corrispondere per intero l’onorario…chiunque conoscesse Helene Deutsch sapeva che, se non veniva pagata, non riusciva a portare avanti un’analisi…”

 

Il controtransfert è di per sé è un fenomeno inevitabile; Ella Sharpe, a tal proposito, sottolineava che “dire che…un’analista continua ad avere complessi, scotomi, limiti significa dire semplicemente che gli rimane un essere umano. Quando egli cessa di essere un comune essere umano cessa di essere un buon analista”.

 

Ecco perché è fondamentale, nella gestione del controtransfert, il ruolo tanto dell’analista quanto del supervisore: essi costituiscono infatti un fondamentale terzo simbolico che permette di occupare efficacemente la posizione analitica.

 

Per approfondire:

-Sandler et al. – “Il paziente e l’analista”;

-Margaret Mahler – “Memorie”;

-Bruce Fink – “Fondamenti di tecnica psicoanalitica”.

 

controtransfert

Prosegue la Mahler, commentando la storia di Deutsch:

“La sua analisi con Freud era durata soltanto pochi mesi, e probabilmente, lavorando con me, non era in grado di comprendere le proprie difficoltà controtransferali.

Ricordo un sogno che le portai in una delle nostre ultime sedute, in cui uscivo dal bagno e lei, che nel sogno era la mia bambinaia, mi abbottonava le mutandine…. Fu la fine di quella seduta, che la Deutsch mi consigliò di intraprendere un’analisi con un uomo, confessando di non essere in grado di analizzarmi.”

 

La testimonianza di Margaret Mahler ci mostra chiaramente quanto sia centrale la questione del desiderio dell’analista: perché è un soggetto occupa la posizione di analista per un altro soggetto?

 

La questione del desiderio dell’analista è centrale nell’analisi di chiunque desideri occupare tale posizione. In questo senso, Lacan sottolinea l’eccentricità del desiderio di analista rispetto a qualsiasi altra forma di desiderio, per così dire “personale”, dell’analista.

 

Il desiderio dell’analista, sottolinea Lacan, sarebbe di far emergere la differenza assoluta che abita ciascun soggetto, aldilà di ogni implicazione dell’analista stesso.

 

 
 
 

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